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Farmacovigilanza in tilt. Così hanno distrutto il sistema di segnalazione per nascondere gli effetti collaterali

Pubblicato il 21/04/2022 12:21

Il numero di segnalazioni di eventi avversi legati ai vaccini è in netto calo in Italia, e questa non è una buona notizia. Anzi. L’ultimo rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti confermato come il tasso di segnalazioni sia passato negli ultimi mesi da 120 ogni 100 mila dosi somministrate all’attuale 99 ogni 100 mila. Il nono report dell’Aifa indicava il 37,1% di segnalazioni da parte dei medici e il 31,5% dai cittadini. Oggi, invece, sono questi ultimi a rappresentare la fetta più ampia di segnalatori (37,6%), con dottori e vaccinatori ridotti invece al 34%.

Come spiegato da La Verità, anche i farmacisti sembrano meno attenti ai casi di eventi avversi successivi alla somministrazione dei vaccini: se prima erano stati loro a redarre il 17,7% dei rapporti, oggi la percentuale è calata al 15,6%. Segnalazioni, bene ricordarlo, che nella maggior parte dei casi sono e restano spontanee, visto che nel nostro Paese per il 93,8% la farmacovigilanza è passiva e non attiva. Tradotto, non si vanno a cercare eventuali reazioni indesiderate ma si aspetta che siano i pazienti che le hanno subite a denunciarle.

Andando a spulciare in maniera più approfondita i dati, emerge come nel primo trimestre di quest’anno, il 48% delle segnalazioni gravi abbia avuto come esito la “risoluzione completa” o “il miglioramento del paziente”. Nel 35%, invece, non risulta sia ancora avvenuta la guarigione. Che cosa ne è, dunque, dei vaccinati che non stanno ancora bene a seguito delle conseguenze indesiderate dei farmaci anti-Covi? Al ministero della Salute non sembra interessare più di tanto.

Infine, per la prima volta il report dell’Aifa ha riportato segnalazioni nella fascia d’età 5-11 anni, ovvero tra i bambini che sono stati spinti a vaccinarsi a partire dallo scorso 16 dicembre. In totale sono 439, con un tasso di circa 21 casi ogni 100 mila. Di queste, il 12,8% è risultata “grave”, un dato che conferma i dubbi sull’opportunità di vaccinare a ogni costo la popolazione più giovane, quella che normalmente non va incontro a nessuna sintomatologia preoccupante in caso di contatto con il virus.

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