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Emilia Romagna, emergenza operatori sanitari: un esercito di medici e infermieri non vaccinati

Pubblicato il 15/11/2021 12:40

C’è un’emergenza di cui nessuno parla, nei giorni in cui a tenere banco è la determinazione di un governo deciso a imporre a tutti i costi la terza dose ai cittadini. Ed è quella dei tanti operatori sanitari che non possono essere in prima linea nell’aiuto ai pazienti in quanto sospesi per non essersi vaccinati. I numeri parlano chiaro, nonostante il governo tenti di sminuirli parlando di pochissimi casi: in Emilia-Romagna sono addirittura 529 i medici e i pazienti messi a riposo. E il conto sale se si allarga lo sguardo al settore privato, arrivando a superare quota 1.500.

Emilia Romagna, emergenza operatori sanitari: un esercito di medici e infermieri non vaccinati

I dati sono stati pubblicati dal Resto del Carlino: “su 71.017 dipendenti che lavorano nel pubblico, secondo i dati in possesso alla Regione sono 529 i sospesi . La media è dello 0,67%, con punte dell’1,14% in Ausl Romagna (218 in totale, 108 infermieri e 7 medici), e 1,25% a Imola”. Soltanto a Bologna ci sarebbero circa 600 operatori non vaccinati, un microcosmo che spazia da medici di famiglia a odontoiatri fino agli infermieri e ai dottori nelle strutture ospedaliere.

A conferma di quanto tangibile sia l’emergenza, in queste ore sono arrivate le parole dell’assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini, riportate dal Resto del Carlino: “È incredibile la sola idea di dover provare a convincere dei professionisti sanitari a vaccinarsi dato che, proprio per il ruolo che hanno, dovrebbero avere innanzitutto a cuore la salute dei loro pazienti, un target per definizione fragile e bisognoso di massima attenzione, a cui vanno assicurate tutte le cure e che, proprio nella figura dell’operatore sanitario hanno diritto di trovare una figura di fiducia, un riferimento certo e rassicurante”.

Numeri che potrebbero anche peggiorare con le novità in arrivo sul fronte Green pass: dopo le ultime notizie relative alla durata dell’efficacia dei vaccini, non ancora quantificata in maniera precisa ma sicuramente inferiore all’anno per ammissione delle stesse aziende farmaceutiche che li producono, il governo sta pensando di diminuire il periodo di validità del certificato. Al momento, si parla di un abbassamento da 12 a 9 mesi.

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