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Draghi schiaffeggia la sinistra. Sulla dipendenza dal gas russo volano stracci nel governo

Pubblicato il 10/03/2022 18:42

Attacco frontale del Presidente del Consiglio alla sinistra italiana. Ieri alla Camera dei Deputati il Premier Mario Draghi, rispondendo a un’interrogazione della parlamentare Silvia Fregolent di Italia Viva, ha mosso critiche esplicite verso al politica estera dei precedenti Governi, in particolar modo quelli di sinistra.
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Le stilettate del Premier

«Guardando di nuovo i dati degli ultimi anni, dell’approvvigionamento degli ultimi anni, quello che trovo incredibile è che la quota di gas russo è aumentata molto negli ultimi dieci-quindici anni. Quello che è veramente straordinario è che è aumentata fortemente anche dopo l’invasione della Crimea nel 2014. Questo dimostra non solo ovviamente una sottovalutazione del problema energetico, ma anche una sottovalutazione di politica estera, di politica internazionale». Queste le dure parole di Draghi durante il suo discorso.
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Chi ha governato l’Italia in quegli anni?

Nel suo intervento, Mario Draghi menziona la crisi avvenuta in Crimea il 20 febbraio 2014. In quei giorni l’Italia era governata da Enrico Letta del Partito Democratico, poi sostituito il 22 febbraio da Matteo Renzi (stai sereno Enrico lo ricordiamo tutti). Il governo Renzi, sostenuto dal Partito democratico, dal Nuovo Centrodestra e dall’UdC, rimase in carica fino al dicembre 2016. Successivamente arrivo il turno di Paolo Gentiloni, sostenuto dal Partito Democratico, da Alternativa Popolare (erede del Nuovo Centrodestra) e da Centristi per l’Europa, tra gli altri. Nel giugno 2018 ebbe inizio il governo Conte I di Giuseppe Conte, sostenuto dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega. Il 5 settembre 2019 entrò in carica il governo Conte II, con lo stesso presidente del Consiglio ma una diversa coalizione: Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Liberi e uguali, Italia viva. Dopodiché arrivò l’attuale governo.
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Il valore del gas russo

Nel 2020 l’Italia attingeva per il 43,3% delle importazioni di gas russo, a fronte di una produzione interna risibile (circa 3 miliardi di metri cubi nello stesso anno). Ovviamente, questa dipendenza dalle riserve altrui rende l’Italia estremamente vulnerabile ad una serie di problematiche e, in particolar modo, ad un’interruzione delle forniture di gas russo, le quali potrebbero subire interruzioni anche permanenti a causa dei combattimenti in Ucraina, importante territorio di transito, o anche per ritorsione da parte del Cremlino verso le sanzioni imposte dall’Unione Europea, quindi anche dall’Italia. Il Belpaese è uno degli Stati maggiormente esposti, assieme alla Germania. Martedì la Commissione ha presentato un piano per rendersi indipendente dal gas, dal petrolio e dal carbone della Russia entro il 2030.
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Il Premier, insomma, non le manda a dire. Vedremo come reagiranno i diretti interessati e se forniranno delle spiegazioni credibili per la politica estera da loro attuata. Col senno del poi è semplice tirare le somme, ma è vero anche che la tensione in Ucraina è nata diversi anni fa, non di certo il mese scorso.

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