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Crisi di governo, “questione di ore”: le voci dal Palazzo. Draghi sulla graticola, così si gioca tutto

Pubblicato il 12/04/2022 11:13

Nelle voci di corridoio dei Palazzi di parla addirittura di poche ore. Una vera crisi di governo starebbe per scoppiare tra le mani di Mario Draghi, sempre più impantanato nella politica italiana. Da presunto salvatore della patria a figura impalpabile. E così le possibili elezioni anticipate ora ricevono altre conferme. Come riporta Libero, “le indiscrezioni che vorrebbero Mario Draghi pronto a mollare ad agosto – subito dopo aver approvato con largo anticipo la legge Finanziaria per mandare il Paese al voto ad ottobre – si moltiplicano e trovano conferma lungo i corridoi dei palazzi della politica. Indizio numero uno: il premier è stanco delle liti tra partiti, perché indipendentemente da come la si guardi, da questo punto in avanti ogni scelta dell’esecutivo diventerebbe terreno di campagna elettorale”. (Continua a leggere dopo la foto)

È stato così per l’aumento – poi dilazionato – delle spese per gli armamenti militari; lo è con la delega fiscale e con il più che probabile aumento delle tasse sulla casa. “Indizio numero due: Draghi dopo essere rimasto scottato dalla corsa per il Quirinale non si fida più dei partiti e delle loro promesse e dunque potrebbe decidere di chiudere anzitempo la sua avventura a Palazzo Chigi, evitando così di farsi stritolare dalle grane settembrine, quando da un lato esploderanno gli effetti della crisi economica e dall’altro i partiti inizieranno la campagna elettorale. Insomma il rischio di rimanere bruciato è molto alto e il premier, che è uomo di mondo, lo sa bene”. A cosa punta SuperMario? (Continua a leggere dopo la foto)

Spiega ancora Libero: “Si è parlato della poltrona di segretario generale della Nato che doveva liberarsi giusto a settembre. In realtà nel marzo scorso l’assemblea generale ha deciso di prolungare l’incarico di Jens Stoltenberg di un anno, fino a settembre 2023, quando comunque vada il governo Draghi sarebbe già decaduto e le nuove elezioni consumate. Idem per un’eventuale accordo sul Quirinale con Mattarella a dimettersi e Draghi, con l’accordo di tutti, a subentrargli. Anche in questo caso, però, lo scenario appare complicato. Intanto una chiusura traumatica della legislatura non aiuterebbe certo Draghi a raccogliere il consenso necessario per andare al Colle e in secondo luogo non avrebbe senso anticipare un piano che potrebbe andare a buon fine una manciata di mesi dopo”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ma c’è un punto, ora, che scotta più di altri e che potrebbe davvero dar cadere il fu SuperMario. “Il premier incontrerà a palazzo Chigi il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente di Forza Italia Antonio Tajani. In agenda un unico punto: il No secco all’aumento delle tasse”. Non ci saranno dunque margini di trattativa: prendere o lasciare. “Se il premier chiuderà al dialogo sarà evidente la sua voglia di fare le valige il prima possibile, cioè ad agosto, subito dopo aver approvato la delega fiscale e la Finanziaria, anche a costo di farlo senza i voti del centrodestra. Se, al contrario, Draghi vestirà ancora una volta i panni del mediatore, vorrà dire che le possibilità di arrivare al termine naturale della legislatura, aumenteranno”.

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