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“Dopo Pfizer non riesco più a camminare, la mia carriera è finita”: il dramma dell’atleta

Pubblicato il 11/11/2021 10:12

Una carriera sportiva messa a serio rischio dalle conseguenze del vaccino. Con difficoltà addirittura a camminare dopo la somministrazione del farmaco anti-Covid Pfizer. Una testimonianza choc quella di Suzanna Newell, atleta di triathlon che durante la manifestazione “Real Not Rare” andata in scenda negli Stati Uniti, davanti alla sede della Corte Suprema a Washington, è salita sul palco per raccontare a tutti come la sua vita sia cambiata una volta ricevuta l’inoculazione. Un racconto che ha fatto subito il giro del mondo.

“Mi chiamo Suzanna Newell – ha spiegato la donna – Vivo a Saint Paul (Minnesota) con mio marito e 2 figli adolescenti. Il 13 aprile ho seguito molto volentieri la raccomandazione del CDC e ho ricevuto la mia seconda dose di Pfizer. A quel punto, tutta la mia vita è cambiata. Ora sono gravemente disabile e mi occupo di responsabilità sociale di impresa. In precedenza sono stata per lungo tempo ciclista e triatleta. Non avevo patologie e avevo uno stile di vita sano. Ero abituata a una vita piena energia e altamente motivata. Amavo mantenere il mio corpo e la mia mente forti e con disciplina. Da quando sto male, ho zero motivazione o energia e sono in uno stato costante di estrema stanchezza”.

“Faccio fatica a recuperare le parole e a ricordare le cose – ha raccontato Suzanna – Non riesco a concentrarmi, perché il mio cervello è in una nebbia costante in cui girovago senza meta. Questa è tortura. Ho sviluppato un’eruzione cutanea sulla fronte. Sento costantemente un forte ronzio nelle orecchie. Il mio corpo, una volta forte, fa costantemente male. Non ho mai un momento di sollievo a causa dolore alle articolazioni. È come se fossi invecchiato di 40 anni da un giorno all’altro”.

Suzanna ha raccontato di aver visitato tanti medici e di aver ricevuto una diagnosi di SFN (“small fiber neuropathy”, neuropatia delle piccole fibre) e di una malattia autoimmune: “Siamo inutilmente traumatizzati perché i nostri casi vengono trascurati, diagnosticati erroneamente o nascosti. Non siamo creduti e la nostra fiducia nei media e nel governo vacilla. Ora ci viene chiesto di fare qualcosa ai nostri corpi che sappiamo può causare problemi. Pensiamo che, come minimo, il pubblico abbia il diritto di sapere che questa è una possibilità, prima che facciano la loro scelta di essere vaccinati. Le imposizioni non fermeranno il Covid, continueranno solo ad aumentare la discriminazione. Ero entusiasta di fare la mia parte per il mio Paese, ma dov’è il mio paese ora che sono stata danneggiata?”.

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