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“Crollano i ricoveri tra i non vaccinati”: i numeri choc dello studio italiano che imbarazza il governo

Pubblicato il 03/05/2022 10:43 - Aggiornato il 03/08/2022 13:46

Uno studio tutto italiano che è l’ennesimo, durissimo colpo alla strategia adottata dal governo per contrastare la pandemia. Basata su regole per nulla condivise dalla popolazione, a partire da quel Green pass che è stato a lungo oggetto di feroci contestazioni. E soprattutto di un obbligo vaccinale sul quale anche una parte della scienza si era mostrata scettica. Ora, una ricerca realizzata dai medici del Comitato Cura Domiciliare Covid19 e pubblicata sulla rivista American Journal of Biomedical Science and Research conferma quanto quei dubbi fossero, in realtà, fondati.

I risultati dello studio sono stati riportati da Libero Quotidiano e rivelano come la terapia precoce con FANS (Farmaci Antinfiammatori non steroidei) entro 72 ore dall’insorgere dei sintomi riduca drasticamente le ospedalizzazioni per Covid. L’analisi, realizzata da Serafino Fazio, Sergio Grimaldi e Andrea Mangiagalli, medici del Consiglio Scientifico del Comitato, è stata svolta con metodo retrospettivo osservazionale e ha preso in esame i dati di 966 pazienti non vaccinati (selezionati appositamente per valutare l’impatto della cura in assenza di supporto vaccinale).

A questi pazienti erano stati somministrati farmaci quali ibuprofene, aspirina, nimesulide, indometacina, ketoprofene da alcuni medici del gruppo tra febbraio e dicembre 2021. Stesse conferme sono arrivate anche analizzando i dati di un gruppo di 339 pazienti più anziani (over 50), con età media di 60 anni. “Tra i farmaci anti-infiammatori utilizzati, indometacina e nimesulide hanno determinato zero ospedalizzazioni, a seguito di somministrazione entro le 72 ore dall’inizio dei sintomi. Sono stati documentati i decessi di 6 pazienti (tutti over 50 con almeno una comorbidità), 1 nel gruppo che aveva iniziato la terapia entro le 72 ore (over 80 con patologie pregresse) e 5 nel gruppo che aveva iniziato la terapia più tardivamente”.

Secondo l’avvocato, presidente del Comitato Cura Domiciliare, “questa ulteriore pubblicazione, su un numero consistente di pazienti, conferma la necessità di intervenire in fase precoce, come ribadito da oltre due anni dai nostri medici, e avvalorato da uno studio randomizzato indiano. I nostri volontari medici, ricercatori, statistici e analisti, stanno continuando la raccolta dati per poter elaborare uno studio ancora più ampio”.

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