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Chi è davvero Denis Projipenko, l’uomo che guida la resistenza ucraina a Mariupol

Pubblicato il 24/03/2022 14:08

Quando Vladimir Putin parla dell’Ucraina come una nazione “nazista” che va liberata, si riferisce in particolar modo a un battaglione, l’Azov, quello che guida la resistenza di Mariupol. E all’uomo con il più alto grado, quel Denis Projipenko diventato famoso col passare dei giorni e l’inasprirsi del conflitto e che la Russia ha eletto a suo personalissimo “nemico pubblico numero uno”. Ma chi è, davvero, quell’ufficiale le cui foto hanno iniziato a circolare con sempre più insistenza sui social?

Come raccontato da Andrea Nicastro sulle pagine del Corriere della Sera, il maggiore Denis Projipenko è uno dei fondatori del Battaglione Azov. Alto un metro e novanta, è stata addestrato come un incursore e da anni è in prima linea contro i filorussi del Donbass. Ora, però, la sua storia si è trasformata in dramma: in trappola a Mariupol, è accerchiato senza possibilità di rinforzi e viene attaccato dal cielo e dal mare, braccato dai dronti e bersagliato dai missili russi.

A Mariupol, secondo il Corriere, “14-15mila militari russi stanno riversando una marea di esplosivi sulla città per eliminare lui e i suoi uomini. Decine di missili sono pronti a disintegrarlo, migliaia di soldati a reclamare la taglia che il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, intimo del leader del Cremlino Putin, ha messo sulla sua testa. Vivo o morto. Mezzo milione di dollari”. Il rischio, è che le sue simpatie politiche vengano di qui a breve “strumentalizzate o meno a seconda di chi si impossesserà della sanguinosa leggenda. Ex capo degli ultrà della Dinamo Kiev, con la guerra del Donbass, Projipenko accorse volontario nel 2014 alla difesa del Paese. Da allora è diventato un soldato professionista, si è addestrato, ha imparato a combattere battaglie vere”.

Il nucleo dei primi volontari del 2014 “si struttura con il passare dei mesi. Riceve armi. Entra a far parte della Guardia Nazionale nell’autunno del 2014 ed è a quel punto che si libera di alcuni elementi di estrema destra. Da allora, in teoria, dovrebbe seguire le regole dell’esercito nazionale per cui l’apologia del nazismo è vietata. Il clima dentro il battaglione diventato brigata resta quello della sua iconografia, il simbolo così simile alla runa nazista, le t-shirt nere, le teste rasate, il saluto con il pugno al petto. Tutto molto militarista, machista e super nazionalista e forse oltre”. Maripuol, in ogni caso, è destinata a cadere. “Fare di quegli uomini un mito non conviene a Putin”.

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