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Boom di non vaccinati in terapia intensiva? La verità è un’altra: i numeri di cui nessuno parla

Pubblicato il 01/12/2021 15:12 - Aggiornato il 03/08/2022 14:35

Abbiamo assistito in questi giorni al ritorno, sulle prime pagine dei giornali, dell’allarme legato ai non vaccinati in terapia intensiva. Con numeri apparentemente preoccupanti e che sembrerebbero sottolineare, a prenderli per buoni, come il rischio di ammalarsi gravemente a causa del virus e finire in ospedale siano decisamente più alti per chi non ha ancora ricevuto la somministrazione dei farmaci anti-Covid. Ma è davvero così che stanno le cose? I dati sono drammatici come vorrebbero farci credere? A guardare bene, qualche dubbio sorge in realtà spontaneo.

Stando a quanto rilevato da Fiaso, Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, la percentuale di persone non vaccinate finite in terapia intensiva sarebbe in aumento del 17%, mentre per chi ha ricevuto l’inoculazione il trend sembra invece opposto, -10%. Scontata la sentenza: la protezione offerta dai farmaci anti-Covid è sostanziosa e chi ancora rifiuta le dosi corre un altissimo rischio. I dati, però, arrivano da un campione parziale, registrati soltanto negli ospedali sentinella scelti per questo tipo di monitoriaggio. E non sono in linea con quelli dell’Iss, l’Istituto Superiore di Sanità che da inizio pandemia rende noto l’andamento della pandemia sul nostro territorio.

Come è facile verificare grazie alle tabelle dell’Iss, infatti, al 10 novembre 2021 il numero di persone non vaccinate ricoverate in terapia intensiva registrate nei 30 giorni precedenti è stato di 370 (il 66,4% del totale della popolazione finita in ospedale). La settimana successiva ha visto il totale di pazienti senza protezione dei farmaci anti-Covid ospedalizzati passare a 424: la percentuale sul totale di persone ricoverate è scesa però al 64%, con un calo quindi del 2,4% . Al 24 novembre, ultimo dato disponibile in attesa del prossimo aggiornamento, il numero di non vaccinati in terapia intensiva è stato infine di 509, equivalente al 64,2% degli italiani ricoverati (+0,2% rispetto alla precedente rilevazione).

Da dove salta fuori, dunque, questo boom improvviso del 17% di cui parla Fiaso? Si tratta, come evidente, di un’imprecisione, un’analisi parziale fatta soltanto sulla base dei dati forniti da alcune strutture ospedaliere e non in linea con il trend reale registrato sul territorio italiano. Perché, dunque, affrettarsi a diffondere questi numeri invece di aspettare il successivo monitoraggio dell’Iss? Il risultato, quello di generare una nuova ondata di paura, rischia di essere doppiamente controproducente.

Da un lato, non è infatti assolutamente scontato che sia sufficiente a convincere chi non si è ancora vaccinato a farlo. Dall’altro, l’ennesima psicosi potrebbe spingere anche le persone che hanno ricevuto le dosi previste dal governo a chiudersi in casa, evitando di uscire e disertando i negozi a ridosso del Natale. Il risultato? I commercianti che sperano di tirare un sospiro di sollievo dopo tanti mesi difficili, rischiano di trovarsi a fare i conti con delle festività dal sapore decisamente amare.

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