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Bologna la rossa e la sua paura delle piazze

Pubblicato il 13/04/2022 12:21

Mia Gandini
Coordinatore Regionale Italexit
per l’Emilia Romagna


“Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche”
Jean Paul Sartre


Sabato scorso, 9 aprile, migliaia di persone si sono riversate in Piazza Maggiore a Bologna per
partecipare all’evento organizzato dal coordinamento regionale di Italexit e ascoltare il fondatore
del partito, Gianluigi Paragone insieme a tutti gli ospiti invitati alla kermesse, fra cui Barbara
Balanzoni, Giancarlo Marcotti, Marco Mori, l’on. Francesco Forciniti e la senatrice Bianca Laura
Granato, oltre al cantante Povia, uno dei pochi interpreti italiani di canzoni e di idee non allineate
con il mainstream dominante. I suoi testi sono tanto semplici da apparire banali: ma – come dice lui
stesso – oggi non c’è niente di più rivoluzionario che dire l’ovvio.


La piazza era piena, nonostante il vento fortissimo e la minaccia della pioggia, che è arrivata, gelida
e violenta, proprio nel mezzo del discorso di Gianluigi Paragone, il quale ha però saputo proseguire
il proprio intervento senza alcuna esitazione. E così, molti hanno aperto gli ombrelli, altri si sono
rifugiati sotto i portici, ma nessuno se ne è andato: a conferma della motivazione fortissima ad
ascoltare voci fuori dal coro di chi vuole imporre il pensiero unico a cittadini che, per fortuna, sanno
e vogliono pensare con la propria testa.


La piazza era piena, gli ospiti importanti: impossibile non vedere, non sapere, non raccontare.
Eppure sui giornali locali non una parola, nemmeno un trafiletto in ultima pagina.
Abbiamo atteso fino ad oggi per vedere se almeno un giornalista, in un sussulto di orgoglio da libero
pensatore, avesse trovato il coraggio di pubblicare qualche commento in merito. Anche di critica o
di dissenso, per carità: ma migliaia di persone in Piazza Maggiore sono un evento da raccontare
anche solo come cronaca.


Purtroppo non è arrivato alcun segnale di vita dalle pagine delle principali testate locali, nessun
pensatore libero ha rotto il silenzio assordante di una stampa pedissequa, allineata ad una
propaganda degna del peggior regime totalitario.


Che l’intellighenzia radical chic fosse entrata nel vicolo cieco dell’ideologia ostile a qualsiasi dissenso
rispetto ai dictat governativi è cosa nota da tempo, e la sinistra bolognese non fa certo eccezione.
La paura del dissenso è indice di una democrazia malata, che ha perso le proprie coordinate
costituzionali e attiva la censura perché incapace di governare i processi sociali forieri di un
qualunque rinnovamento. Il pensiero resta congelato sulle linee governative, espressione di poteri
che si trovano altrove, lontano dalla gente e interessati ad altro piuttosto che al benessere dei
cittadini.


Ci sono diversi modi per esercitare la censura, fra i quali il silenzio è certamente il più efficace: nel
mondo della comunicazione di massa, basta un click per spegnere internet, i siti, i social dove si
incontrano e si organizzano le opposizioni. Questo silenzio su una piazza così grande, capace di
ritrovarsi unita da un simile entusiasmo, è segno che il nostro dissenso e le idee di Italexit fanno
paura: come diceva Paul Goodman, “Quando c’è censura ufficiale è segno che il discorso è serio”.

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