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Basta ipocrisia, su quelle bombe c’è la nostra impronta 

Pubblicato il 10/04/2022 20:40

di Gianluigi Paragone.

Le immagini di guerra sono drammatiche. Sempre. A qualsiasi latitudine. Non esiste una guerra (e nel mondo ce ne sono diverse ma non meritano evidentemente reportage quotidiani) senza stragi, senza morti tra civili. I libri di storia sono pieni di atrocità del genere e nessun tempo migliorerà mai l’uomo: rassegniamoci alla natura umana.

Quelle immagini ci fanno male perché vanno oltre la mera visione delle stesse, ci fanno male perché ne intuiamo il dolore e il dramma pur non vivendo né l’uno né l’altro. Quelle immagini stordiscono. Ed è un bene. Tuttavia bisogna andare anche un centimetro oltre il senso di pietas che ci muove. Bisogna avere il coraggio di rispondere a una domanda che fa male: e se su quelle bombe, su quegli armamenti con cui si sventrano corpi di civili di ogni età e sesso, ci fossero le nostre impronte digitali? Giorgio Gaber in un lungo monologo titolato Mi fa male il mondo ci infilzava così: “Mi fa male chi dice che gli fa male chi muore in guerra e fa finta di niente sul traffico delle armi, che é uno dei pilastri su cui si basa il nostro amato benessere”.

E’ così, ammettiamolo e facciamo i conti con la realtà: Putin finanzia la guerra con la montagna di soldi che tutti, Ucraina compresa, gli paghiamo per ottenere il gas; quel gas indispensabile per fare girare la nostra economia. Putin ci sta restituendo il conto politico di una lunghissima stagione di trattative, di relazioni, di scambi. In questo interminabile tempo di guerra Putin non ha mai smesso di erogare il suo gas e l’Europa non ha mai smesso di pagarglielo. Il resto sono chiacchiere, è la stessa propaganda che contestiamo a lui. L’Europa (governo Draghi in testa) fa propaganda nei confronti dei suoi cittadini negando l’altra faccia della verità.

Ci voleva un comico, Maurizio Crozza, per dire ciò che altri stanno dicendo, ma se lo dice lui forse va meglio. Dopo aver elencato i paesi che pagano il gas a Putin, tra cui il governo di Zelensky, e dopo aver ricordato che nessun processo simil-Norimberga si potrà celebrare contro Putin perché tra gli Stati che non hanno ratificato l’accordo istitutivo del Tribunale penale internazionale ci sono, tra gli altri, anche l’Ucraina e gli Stati Uniti, Crozza ha così chiosato: <Ma allora ci stanno pigliando per il c..o?>.

Limitarsi a commentare la tragedia della morte e poi non fare i conti con la realtà è ipocrita. Seguiamola fino in fondo la linea del denaro – follow the money – e vedrete che quella linea intersecherà anche le nostre scelte. E non basta il predicozzo stupido di Mario Draghi – volete la pace o il condizionatore – perché il primo a rispondere “Condizionatore” è lo stesso Draghi, il quale non può sostituire il 40% della fornitura proveniente dalla Russia.

Dunque, se davvero vogliamo che sulle stragi non ci siano anche le nostre impronte digitali, riconosciamo che Putin dovrà prendersi quel pezzo di vittoria per cui ha scatenato questo finimondo. Che ci piaccia o no. In caso contrario basta lacrime di coccodrillo.

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