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“Avete capito male”: retromarcia e retroscena sull’autocandidatura di Draghi al Quirinale

Pubblicato il 24/12/2021 11:04

Prima il piede schiacciato con decisione sull’acceleratore, poi la frenata improvvisa, violenta. Con una manovra che in Formula Uno sarebbe considerata da squalifica immediata, il premier Mario Draghi ha gonfiato il petto, avanzando la propria autorevole candidatura al ruolo di prossimo Presidente della Repubblica, salvo poi ritrattare tutto con una nota fatta uscire in fretta e furia e nella quale il presidente del Consiglio sottolinea come “la cosa fondamentale è l’unità della maggioranza”. Tradotto: se non ci saranno scossoni politici, resterò al mio posto a Palazzo Chigi. Come mai questo cambio di rotta deciso? La risposta potrebbe essere, in realtà, semplicissima.

Draghi sembra infatti essersi reso conto di aver commesso un errore, con quella candidatura al Quirinale suonata come arrogante alle orecchie di molti onorevoli e che ha fatto infuoriare più di qualche big. Come raccontato da Dagospia, infatti, le parole del premier avrebbero irritato non poco Silvio Berlusconi, che era al lavoro per un nome condiviso anche dalla sinistra (si è parlato a lungo di Giuliano Amato). E sono state accolte freddamente dai vari Letta, Salvini e Di Maio. Nessuno di questi, ora come ora, si farebbe portavoce della candidatura di Draghi. E Giorgia Meloni, da sola, non ha i numeri per portare a termine l’operazione.

Il rischio, insomma, è che Draghi si sia dato la zappa sui piedi: rendendo pubbliche le proprie mire verso il Colle, ha spinto i partiti a fare un deciso passo indietro, trovandosi così solo (o quasi) nel tentativo di scalata. Costretto, quindi, a innestare la retromarcia, per tornare a parlare dell’importanza del Pnrr e del difficile percorso di riforme da attuare, che interesseranno settori chiave come la scuola, la parità di genere, gli incentivi alle imprese, gli appalti. “Leggi da attuare in fretta” ha sottolineato il premier, tentando di allontanare i riflettori dalla partita in corso sul fronte Quirinale.

Allo stesso tempo, Draghi ha riportato al centro della scena la lotta alla pandemia, rivendicando nella stessa nota i risultati ottenuti fin qui dal suo governo e l’importanza di non rallentare ora, insistendo su terza dose e regole da rispettare per non contribuire a una nuova impennata nei contagi. Il sogno di succedere a Mattarella è stato richiuso in fretta nel cassetto, dopo aver fatto capolino. Ma la sfida è soltanto rimandata: l’ex presidente della Bce è uomo che sa ottenere quello che vuole e i leader di partito, da destra a sinistra, dovranno presto fare i conti con la sua determinazione.

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