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La Corte dei Conti blocca il “regalo” dello Stato ai Benetton: cosa è successo

Pubblicato il 11/01/2022 11:32

Nel marasma pandemico rischia di finire nel dimenticatoio – come per altro sperano i diretti interessati – anche la vicenda Autostrade e Benetton. Dopo la tragedia del Ponte Morandi e tanti proclami, si rischia che gli italiani – e soprattutto i parenti delle vittime – subiscano oltre il danno anche la beffa. Cioè va a finire che i Benetton ci guadagneranno pure. Come ricostruisce Carlo Di Foggia su Il Fatto Quotidiano, “a tre anni e mezzo dal disastro del ponte Morandi di Genova, l’epilogo dello scontro tra il governo e la Atlantia dei Benetton, che controlla Autostrade per l’Italia, sembra scritto. Sono tutti concordi: governo e organismi tecnici, maggioranza parlamentare e pure l’Autorità dei Trasporti. Nessuna revoca della concessione, Aspi passerà dalla holding dei Benetton a un consorzio guidato dalla pubblica Cassa Depositi e Prestiti (coi fondi Blackstone e Macquarie) per 8 miliardi”. (Continua a leggere dopo la foto)

I nuovi azionisti verranno garantiti da tariffe perfino più generose di quelle che hanno reso ricchissima la famiglia veneta. L’unico ostacolo – e quindi speranza – a questo epilogo è oggi la Corte dei Conti. “Il 20 luglio scorso, la Procura del Lazio ha aperto un fascicolo sull’accordo governo-Altantia. L’indagine parte dagli esposti di diversi parlamentari. Al momento è in fase istruttoria, il procuratore Pio Silvestri ha chiesto gli atti ai ministeri (Tesoro e Trasporti): l’obiettivo è verificare se l’accordo sia nell’interesse dello Stato o prefiguri un danno erariale. Per capire come finirà bisognerà però aspettare il parere definitivo della Sezione di controllo, che poco prima di Natale ha provvisoriamente bocciato l’intesa”. (Continua a leggere dopo la foto)

Aspi mette sul piatto 3,4 miliardi di indennizzi in cambio della rinuncia del ministero alla revoca della concessione. “Serve il via libera della Corte dei Conti. Ma la sezione di controllo ha restituito gli atti per carenza documentale e sollevato diverse obiezioni”. La prima è che “l’Accordo transattivo potrebbe palesare criticità in ordine all’equilibrio economico e, quindi, alla sua sostenibilità”, visto che gli atti non dimostrano che nel “costo della transazione (3,4 miliardi) si sia tenuto conto della valorizzazione (in diminuzione) delle quote di Atlantia in Aspi”. Insomma, gli 8 miliardi scontano questa spesa? (Continua a leggere dopo la foto)

Spiega Di Foggia: “Non è chiaro, visto che, scrivono i magistrati, dal testo non si può escludere che sarà ‘la controparte pubblica ad assumere, di fatto, l’onere della transazione'”. Inoltre, “la Corte dei Conti sottolinea che l’accordo non prevede una clausola a tutela di Cdp nel caso Autostrade venga condannata al processo di Genova perdendo il diritto alla concessione. Sarebbe una beffa clamorosa”. L’ultima obiezione della Corte è che “mancano manleve legali per evitare che in futuro Atlantia si rifaccia su Autostrade controllata da Cdp per cause avanzate da terzi”.

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