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Allarme reinfezioni! Impreparati per colpa di Speranza. I numeri che accusano il governo

Pubblicato il 24/04/2022 17:27

In Italia si continua a battere sul tema delle mascherine, ignorate in molti altri Paesi Ue, ma non si parla mai di terapie domiciliari e di protezione dei fragili. Uno dei tanti paradossi della gestione fallimentare della pandemia da parte del Ministro della Salute, Roberto Speranza, e del Governo Draghi.
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Articolo 1

Paolo Del Debbio si lascia andare ad un lungo sfogo su La Verità, attaccando il ministro Roberto Speranza e andando ad analizzare una serie di dati che non lasciano spazio a dubbi. Durante un congresso del partito del ministro della Salute, Articolo 1, è stato fatto tutto tranne ciò che ci saremmo aspettati, ovvero capire che cosa succederà dopo il Primo maggio. Invece si è pensato bene di andare a rileggere Karl Marx. Come se l’incertezza che affligge gli operatori dei musei, dei cinema, dei soliti tormentati ristoranti, degli esercenti commerciali in generale, delle discoteche, delle palestre, ecc. ecc. non fosse un problema. Ironicamente, Speranza ha chiamato il suo partito proprio “Articolo 1”, rifacendosi alla Costituzione e, nello specifico, citando proprio l’articolo che recita “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”. Tuttavia, è chiaro come al ministro della Salute, in realtà, del lavoro, dei lavoratori e degli imprenditori poco gliene importa.
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In Francia tutto diverso

Il Primo maggio si avvicina e ancora una volta gli imprenditori non vengono messi per tempo a conoscenza delle modalità di comportamento. Quali regole saranno confermate o meno per poter entrare nei loro esercizi non è ancora dato saperlo. Di quale tipologia di green pass, se quello semplice o quello rafforzato, ancora non si sa nulla. Di cosa dovranno fare con quelle mascherine ormai considerate inutili da molti virologi. Nulla. «In questi giorni mi trovo in Francia. Sono andato in vari ristoranti e bar, non ho visto una mascherina e nessuno mi ha chiesto il green pass. Ad esclusione di un taxi su tre. Non mi è stato richiesto nulla neanche in farmacia, dove alcuni degli operatori portavano la mascherina e altri no. Cosa vuol dire tutto questo? Che in Francia vivono tutti nell’illegalità? Che poiché oggi c’è il ballottaggio hanno voluto chiudere un occhio su tutto per accaparrarsi un po’ di consenso? O perché hanno capito che ci si contagia lo stesso, anche con le restrizioni, e che a questo punto occorre curare più che introdurre restrizioni che impediscono il ritorno alla normalità, in particolare quella del lavoro e del l’economia della quale dovrebbe occuparsi lo (articolo determinativo) Speranza?» dice Del Debbio nel suo articolo.
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Due anni e mezzo di incertezza

Ebbene, da noi si continua a vivere nell’eterna incertezza delle decisioni. Nessuno sa nulla fino all’ultimo momento e comunque sempre fuori tempo massimo per organizzarsi. Una storia che si ripete fin dai tempi di Conte. Una situazione probabilmente determinata dal fatto che non essendo certi degli esiti, nessuno si vuol assumere la responsabilità delle decisioni, scaricando tutto sulle spalle delle famiglie e delle imprese.
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Il problema delle reinfezioni

Siamo arrivati al 5 per cento di nuovi infetti (in larghissima parte vaccinati) che si ricontagiano di nuovo dopo aver già preso il covid in precedenza. È chiaro quindi che occorre, ancora più di prima, garantire la protezione dei fragili. In che modo? Curando, non restringendo ulteriormente la vita quotidiana. Ma Speranza questo non sembra minimamente prenderlo in considerazione. «Dal 23 aprile in farmacia è arrivato il Paxlovid, un farmaco antivirale contro il Covid, che può essere acquistato nelle farmacie, in alcune regioni senza aggravio per il cittadino. Dal 21 aprile il farmaco può essere prescritto anche dai medici di medicina generale, ed è proprio indicato per i cosiddetti fragili. Non entriamo nei particolari perché non abbiamo intenzione di giocare a fare i virologi come in troppi hanno fatto, alcuni virologi compresi, ma questo farmaco, tra l’altro prodotto dalla Pfizer in Italia, vuol dire che si possono finalmente curare a casa molti pazienti per i quali prima era indispensabile il ricovero» sottolinea Del Debbio.
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Le cure queste sconosciute

Ovviamente per mettere a punto la macchina della medicina territoriale bisognerebbe coinvolgere i medici di base, indirizzandoli nel far sì che si eviti di intasare nuovamente le strutture ospedaliere. Ci vorrebbe quello che non c’è e che è stato irragionevolmente smantellato negli anni passati. Bisognerebbe recuperare l’uso del buon senso e capire che le cure ci sono e vanno sfruttate, come fatto finora per tutte le altre malattie. Ma Speranza e compagnia cantante sembrano prediligere restrizioni e chiusure rispetto all’uso massiccio delle cure e delle terapie domiciliari, questo ormai lo sappiamo.

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