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“98 miliardi di tesoreria”. Usiamoli invece di prendere soldi in prestito dall’Europa

Troppo tempo e condizionalità ultra stringenti, i rischi che si corrono sono elevati. “È stata sopravvalutata la facilità con cui si potrà attingere a queste risorse”, spiega Domenico Lombardi in una intervista che compare sul sussidiario.net.

Il tempo richiesto è troppo, soprattutto per la condizione in cui versa il nostro Paese, “diversi esperti avevano avvertito che i tempi per la mobilizzazione delle risorse sarebbero stati lunghi”, aggiunge il consigliere di amministrazione e consulente strategico per investitori internazionali e istituzioni finanziarie. Solo da poco si sta prendendo sempre più consapevolezza che “bisognerà attendere almeno la primavera per ricevere la prima tranche dei complessivi 209 miliardi di euro”. 

 Le risorse sono condizionate, prima di poter ottenere qualcosa i piani proposti dal governo dovranno essere approvati da tutti i Paesi membri e comunque l’Italia deve rimanere rigidamente dentro i limiti imposti dall’Ue. Tutto questo per cosa? Fossero almeno soldi stampati da una vera Banca centrale, allora forse ne varrebbe l’attesa, ma non dimentichiamo la vera questione: i soldi sono a prestito. Prima che qualcosa si inizi a intravedere, il Recovery deve essere ratificato da tutti i Paesi membri e “non è da sottovalutare, come ci insegna l’esperienza del passato, che questo passaggio richiederà tempo”, spiega Lombardi.

C’è un aspetto molto più importante che “richiederà la massima attenzione da parte dell’opinione pubblica”, su cui mette in allerta Lombardi, il quale è stato direttore del dipartimento di Economia globale del Centro internazionale per la Governance Innovation (Cigi) in Canada: “Oltre a una condizionalità formale palese, potrebbe essercene una occulta, concordata nell’ambito dei negoziati che hanno preceduto il Consiglio europeo, che ha dato il via libera al Recovery fund. Secondo quanto riportato da alcune notizie di stampa, sembra che l’appoggio francese al Recovery fund sia stato condizionato alla disponibilità italiana a cedere asset strategici a gruppi espressione o collegati all’economia transalpina”. 

Su una questione Lombardi non ha alcun dubbio. Le condizionalità con il combinato disposto di Mes e Recovery fund, sarebbero ultra strigengenti. Il rischio è quello che il Paese inciampi nella eterodirezione del debito, soprattutto nel momento in cui torneranno in vigore le regole del Patto di stabilità e crescita, attualmente sospese. “Per un’economia a elevato debito come quella italiana potrebbero facilmente scattare delle clausole di salvaguardia che rischierebbero di introdurre nel nostro Paese delle scelte che non verrebbero prese esclusivamente dal Governo italiano”.

“Temo, che la decisione sul Mes sia stata già presa tempo fa e che adesso si stia cercando il momento opportuno per garantirne l’attuazione politica”. In questo modo si spiegherebbero le insistenti ripetizioni a sottolineare le convenienze finanziarie legate a questo prestito. “Insistere sulla necessità di accedere al Mes di fronte a un saldo del genere testimonia in modo incontrovertibile la scelta politica sottostante alla richiesta di ricorrere al Meccanismo europeo di stabilità”. 

L’Italia gode di un ottimo accesso al mercato, “e se come hanno sottolineato il ministro dell’Economia francese Lemaire e il Premier spagnolo Sánchez il Mes è per i Paesi che hanno difficoltà nei rapporti con i mercati finanziari, non vedo perché l’Italia dovrebbe crearsi uno stigma quando è invece in grado di soddisfare pienamente la sua domanda di cassa e addirittura avere un saldo di Tesoreria a livelli record”.

Bisogna considerare un altro aspetto importante. Il saldo di Tesoreria al 3 luglio risultava di circa “70 miliardi” di euro, a fine luglio è salito a 80 miliardi, a fine agosto è arrivato a “98 miliardi”. Ci sono imprese che stanno morendo o che sono già morte, sottolinea Lombardi. “Proprio perché gli agenti economici stanno fronteggiando un’incertezza inedita nella nostra storia recente sarebbe utile che lo Stato onorasse il pagamento dei suoi debiti con le imprese in tempi assai più brevi, utilizzando proprio parte di quel saldo di Tesoreria”. 

Mentre il saldo di Tesoreria sfiora i 100 miliardi, con l’acqua alla gola il paese attende di entrare in un campo minato, dove è l’Europa a imporsi come guida. Una volta entrati ogni movimento potrà fare la differenza. Il passato dovrebbe averci insegnato molto, ma qualcuno non è ancora riuscito a capire. Il punto non è: ‘l’Italia non va bene per l’Europa’, ma è: ‘l’Europa non va bene per l’Italia’. 

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