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“1.300 dipendenti senza lavoro”. Mercatone Uno, ecco un altro disastro di questo governo

L’amministrazione era straordinaria e doveva occuparsi di sollevarne le sorti. Le responsabilità e il monitoraggio palesi. Eppure il risultato… Ecco un altro loro capo-chissene frega del-lavoro! Un disastro del MISE, artefice di questa macellazione! 1.300 dipendenti perderanno il posto. I danni sono enormi perchè trascinano con sé un’intera catena di indotti che parte con i fornitori e che arriva a valle con i consumatori.

Il 18 novembre al tavolo di crisi aziendale di Mercatone Uno, convocato dal MISE, oltre all’Assessore regionale Elena Donazzan, erano presenti l’Unità di Crisi aziendali della Regione del Veneto e i tre Commissari straordinari. “Nel corso della riunione si è preso atto della volontà di chiudere la procedura di amministrazione straordinaria nonostante lo stato di emergenza generale dato dalla pandemia”, riferisce noerdesteconomica.gelocal.it da cui riprendiamo la notizia.

Parliamo di una situazione che interessava la produttività di Mercatone Uno e che si è conclusa con la perdita del lavoro di “quasi 2mila” persone. La gestione era a “controllo pubblico” e gli ultimi anni di progressivo impoverimento fino alla irreversibile realtà attuale, sono avvenuti proprio sotto tale gestione, che invece “avrebbe dovuto creare le condizioni per un rilancio”, spiega l’Assessore regionale Donazzan.

Parlano sempre di commissioni straordinarie, commissari speciali, task force, tecnici ed esperti -che più ne hanno, più ne mettono- e poi i risultati? Inoltre bisogna tenere presente che come ribadisce l’Assessore: “Il Ministero dello Sviluppo Economico nelle amministrazioni straordinarie ha l’obbligo di vigilare. E, nel caso specifico, la prima amministrazione straordinaria consegnò Mercatone Uno nelle mani di una società con sede a Malta e capitale decisamente insufficiente. Vicenda per la quale le Procure stanno indagando”.

Donazzan, tracciando il punto della situazione, conclude: “Quella di Mercatone Uno rappresenta una delle pagine più cupe della storia produttiva del nostro Paese, pagina che ha visto distruggere un marchio importante, una realtà commerciale emblematica di un intero settore e un numero complessivo di quasi 2.000 posti di lavoro”.

Dove pensano di portare l’Italia, se non hanno la capacità di occuparsi delle realtà produttive di cui loro stessi si sono presi carico per risollevarne le sorti?

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