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Terni, lavoratori occupano lo stabilimento Treofan: 142 dipendenti a rischio licenziamento

I lavoratori dello stabilimento della Treofan di Terni hanno dato il via all’occupazione dello stabilimento dopo che sono svanite le possibilità di reindustrializzazione del sito, a poche ore dalla conclusione della procedura di messa in liquidazione della società, prevista domani. Come riferisce l’Ansa, i dipendenti, insieme ad organizzazioni sindacali di categoria e rsu, si sono ritrovati all’interno del sito (specializzato nella produzione di film in polipropilene), dove sono stati affissi degli striscioni di protesta, in direzione della proprietà Jindal. In fabbrica erano presenti anche il sindaco Leonardo Latini e l’assessore comunale allo Sviluppo economico, Stefano Fatale. (Continua a leggere dopo la foto)

“Si sta verificando l’epilogo che temevamo, da dopodomani 142 lavoratori staranno a casa” è l’allarme lanciato dai dipendenti, la maggior parte dei quali ultracinquantenni, ancora lontani dall’età pensionabile. “La chiusura è il risultato di politiche italiane sbagliate – ha spiegato uno di loro – che lasciano che imprenditori esteri vengano in Italia per prendere la produzione e farla loro”. “Ci aspettavamo qualcosa di più dalle istituzioni – ha aggiunto un collega -, ma il Governo, e non solo lui, latita”. La speranza di lavoratori e sindacati è comunque che possa esserci ancora uno spiraglio nella trattativa “per continuare a lavorare”. (Continua a leggere dopo la foto)

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Gianluigi Paragone, fondatore del partito “Italexit con Paragone”, aveva incontrato pochi giorni fa i lavoratori della Treofan di Terni, raccogliendo le testimonianze di molti dipendenti e denunciando le violazioni delle multinazionali a danno del Made in Italy. Al termine della visita si è impegnato a portare in Parlamento la vicenda, per sollecitare un intervento risolutivo del Governo. (Continua a leggere dopo la foto)

Un governo che ancora oggi “non è stato in grado di tutelare la continuità produttiva della Treofan dalle razzie dell’indiana Jindal”, come aveva dichiarato in quella circostanza il coordinatore regionale di Italexit Umbria, Simone Boemio. E mentre i partiti pensano a spartirsi poltrone, altre 142 famiglie rischiano di restare senza nulla.

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