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Ogni ora 50 persone perdono il lavoro. Occupazione, una bomba sociale pronta a scoppiare

Davvero preoccupante lo spaccato fornito dalla Stampa: “Ogni ora 50 persone perdono il lavoro”. E mentre ogni ora passa, nel Palazzo chi dovrebbe (pre)occuparsene pensa a salvarsi la poltrona.

Il mese di dicembre, mese durante il quale il governo si è divertito a giocare con i colori a intermittenza, è stato il più nero per l’occupazione in Italia: “101mila posti in meno in quattro settimane”. Dalle analisi dell’Istat sarebbe 444mila il numero di occupati in meno rispetto a quello del dicembre del 2019.

La situazione era allarmante già da prima dello scoppio pandemico, ma l’arrivo del Coronavirus e l’inadeguatezza delle risposte fornite dal governo, hanno accelerato e potenziato le dinamiche. Così affianco alla depauperazione dei sistemi nazionali, sanitario e scolastico, esce con brutale chiarezza la realtà riguardante il mondo del lavoro. Tania Sacchetti, segretaria della Cgil parla di rischio imminente di “esplosione delle bomba sociale”.

Le fasce più deboli sono quelle che pagano di più il conto salato della situazione: donne, giovani, precari e autonomi. In maniera sempre più accentuata si sta allargando la forbice tra chi ha di più e chi ha di meno.

I numeri più pesanti sono quelli che rappresentano la categoria delle donne nel contesto lavorativo: su 101mila posti persi, 99mila -in sostanza la totalità- sono posti ricoperti dal genere femminile. Ecco perchè la Stampa parla di “she-recession”.

L’altra categoria più in difficoltà è quella dei giovani, di cui il tasso di disoccupazione sale a 29,7%. La fascia di età tra i 15 e i 24 anni ha perso il 13,4% degli occupati: 167mila posti. Uno su 7 tra coloro che un lavoro lo aveva, adesso lo ha perso.

Non manca il duro colpo subito dai precari e autonomi. Coloro che hanno contratto a termine, non protetti dal blocco dei licenziamenti e gli autonomi che risultano concentrati nei servizi, il settore che ha sofferto di più per le limitazioni imposte dal governo. Per loro la situazione sofferta è decisamente dura, basti pensare che 4 posti di lavoro su 5 tra quelli andati spazzati via erano di autonomi. Che tradotto in numeri ha significato una perdita di 79mila posti in 30 giorni, oltre 200mila rispetto all’anno precedente. Nei 12 mesi invece i contratti andati in fumo sono stati 393mila.

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