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Azzolina inadeguata: scuola in tilt e schiaffo ai precari. Insegnanti sul piede di guerra

Pubblicato il 15/04/2020 18:00

Gli insegnanti sono sul piede di guerra. E minacciano di bloccare addirittura gli esami di maturità che quasi certamente si svolgeranno a distanza. Le lacrime da coccodrillo della ministra dell’Istruzione Azzolina continuano a bruciare per migliaia di persone. Per migliaia di precari della scuola, più precisamente. Neolaureati, trentenni, quarantenni, tutti accomunati dalla precarietà del mondo scolastico e da un altro anno senza lavoro, passato ad aspettare una convocazione, tra spezzoni di cattedra risicati, sballottati da un istituto all’altro. Il concorso non ci sarà. Le graduatorie non riapriranno. L’organico di quest’anno non verrà riconfermato, come invece avevano chiesto i sindacati buttandosi su una proposta che sembrava un po’ l’ultima spiaggia. Azzolina ha detto no, a tutto.

Come racconta Lorenzo Vendemiale su Il Fatto Quotidiano, “sembra non finire mai l’odissea dei precari della scuola. Di quelli più giovani, in coda o fuori dalle graduatorie per le supplenze, ma anche di quelli con più esperienza, a cui era stata promessa una sanatoria. Se il Miur non troverà soluzioni d’emergenza, tutte difficilmente praticabili al momento, centinaia di migliaia di docenti resteranno precari per almeno altri 12 mesi. Fra le varie norme dell’ultimo decreto scuola, c’è anche lo stop all’aggiornamento delle graduatorie di istituto. Parliamo delle liste da cui gli istituti assegnano i contratti a tempo determinato, modificate una volta ogni tre anni (proprio per non mandare nel caos le segreterie)”.

Chi non è iscritto, ne resta fuori, perché la Azzolina ha deciso di non riaprile. E il motivo? “Non riusciamo a portare avanti un milione di domande cartacee”, ha detto la ministra. Ma come? Gli insegnanti in 24 ore hanno messo in piedi la Didattica a Distanza (DaD) e loro non possono riaprire le graduatorie perché sono ancora rimasti alle domande cartacee? A molti docenti è sembrata una brutta barzelletta. La rete e i social si sono riempiti di rimostranze da parte di una larga fetta del personale precario che rimane così fregato. “Il 2020 doveva essere l’anno del fatidico aggiornamento – spiega Vendemiale – ma il coronavirus ha bloccato tutto: se ne riparlerà nel 2021”.

In queste condizioni, sarebbe stato difficile portare a termine la procedura, tra un processo di digitalizzazione mai collaudato e alcuni passaggi per forza in presenza, mentre gli uffici di Ministero, Usr e istituti sono a scarto ridotto. Sono tante le categorie colpite dalla decisione della Azzolina e del governo: “Innanzitutto i neolaureati dopo il 2017, ultimo anno di aggiornamento: loro aspettavano con ansia di potersi iscrivere per iniziare a lavorare con continuità e invece dovranno attendere ancora. Poi ci sono quelli già dentro, ma in posizione bassa perché più giovani: negli ultimi tre anni hanno lavorato o si sono pagati di tasca loro dei master per salire in graduatoria con l’aggiornamento del punteggio. E ancora: tutti coloro che per questioni personali o lavorative avevano intenzione di chiedere un trasferimento, resteranno bloccati sulla stessa provincia”.

“Infine chi voleva iscriversi “ex novo”, perché nel frattempo ha deciso di provare a fare l’insegnante e ha preso anche i 24 crediti pedagogici richiesti. Complessivamente parliamo di centinaia di migliaia di persone. L’ultima volta nel 2017 erano arrivate circa 700mila domande. Ora i requisiti sono un po’ più restrittivi ma al Ministero se ne aspettavano altrettante. Tutti lasciati in sospeso per un anno, salvo colpi di scena. Da più parti arrivano pressioni per procedere comunque con l’aggiornamento, ma al di là della buona volontà, per ora l’unico atto ufficiale è il decreto che ha disposto il rinvio. Più facile che una deroga arrivi solo per i neoabilitati (pochissimi) e soprattutto per gli specializzati sul sostegno, a cui già in passato era consentito di inserirsi in corsa”.

Il quadro viene completato dallo stop ai concorsi, attesi da tutti i precari, quelli già in graduatoria e quelli fuori. “Ce ne sono due in stand-by: il concorsone ordinario, aperto anche ai semplici laureati dopo l’ultima riforma Bussetti; il concorso straordinario per i precari con almeno 3 anni di servizio alle spalle”. Delle lacrime di coccodrillo tutte queste persone se ne fanno ben poco, mentre la scuola ha più che mai bisogno di nuove leve e di giovani preparati, soprattutto all’ultilizzo dei mezzi informatici.

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