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Perché le retribuzioni sono tanto importanti?

di Savino Balzano.

In maniera schematica vorrei provare ad evidenziarvi perché è così importante continuare a riflettere sulle retribuzioni dei lavoratori. Spesso, infatti, si ritiene che la retribuzione riguardi solo ed esclusivamente chi la percepisce, credendo erroneamente che essa incida esclusivamente sul benessere o sul malessere della lavoratrice e del lavoratore. 

È solo uno degli aspetti, il più noto e ricordato, e ce lo leviamo subito di torno sottolineando come la Costituzione, all’art. 36, stabilisca i criteri che la retribuzione deve necessariamente avere: essa deve essere «proporzionata alla quantità e qualità del […] lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare […] un’esistenza libera e dignitosa».

È intuitivo, infatti, che una retribuzione inadeguata impedisca alla persona di vivere una vita dignitosa, nonché di assicurare ai propri figli una prospettiva di vita adeguata, ma si consideri anche come la Costituzione evidenzi il rapporto tra la retribuzione e la libertà: infatti, un individuo piegato dall’indigenza inevitabilmente tenderà a ritrarsi in una dimensione di mera sopravvivenza, di penosa sussistenza, privandosi dello slancio partecipativo di chi invece ha la possibilità di guardare avanti con fiducia e ottimismo. Chi non ha il pane, chi non può procurarlo ai propri figli, tenderà ad accettare qualsiasi condizione pur di non condannare sé e la propria famiglia alla morte. 

Il secondo aspetto che è importante considerare è quello dei consumi: le retribuzioni mettono in moto i consumi. Ecco che aumentare le retribuzioni indurrà gli individui ad una condizione di maggior propensione alla spesa. Aumentare le retribuzioni fa bene all’economia, anche alle imprese, che troveranno nuovi clienti. A tutte le imprese? Questo è il punto: farà bene soprattutto alle piccole e medie imprese che campano di domanda interna. È evidente che la multinazionale orientata alle esportazioni avrà tutto l’interesse a ridurre le retribuzioni per abbattere i costi di produzione ed essere competitiva sul mercato internazionale. Gli imprenditori non sono tutti uguali: alcuni hanno interesse allo sviluppo del proprio territorio, altri preferiscono una politica di sfruttamento e colonizzazione. Vale dunque la pena ricordare come l’art. 41 della Costituzione disponga che «l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana». 

Terzo ed ultimo aspetto, troppo spesso sottaciuto e a mio avviso forse il più importante di tutti: le retribuzioni influiscono enormemente sulla distribuzione della ricchezza. Puntare sulle retribuzioni significa spalmare la ricchezza su una base ampia di individui. Ridurle, viceversa, comporta una concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Maggiore è il disequilibrio tra chi ha tanto e chi ha poco e maggiore sarà il potere che vedremo concentrarsi nelle mani di chi si arricchisce: questi avranno una capacità sempre maggiore di incidere sul potere politico, sulle istituzioni, sulla burocrazia, sull’informazione e così via. 

Spero di non essere stato prolisso, desidero solo che tutti comprendano quanto parlare di retribuzioni (come del reddito dei cittadini in generale) significhi porre l’accento su un problema cha va ben al di là del titolare di una busta paga: è in ballo qualcosa di molto più grande, la nostra stessa democrazia.

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