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Migranti, l’Italia triplica gli sbarchi nel 2020

di Nilo Di Pietro

Il COVID blocca l’arrivo dei migranti in Europa ma non in Italia. Secondo il rapporto dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) l’Italia ha triplicato gli sbarchi nell’anno appena terminato a dispetto della pandemia e delle rigide restrizioni interne al territorio nazionale imposte dal Governo PD-5S.

Frontex certifica che attraverso la rotta del Mediterraneo centrale gli ingressi sono stati 35.600: l’Italia detiene il primato, subito seguita dalla Spagna, mentre nel resto d’Europa gli sbarchi sono scesi del 13%. 

L’annoso problema migratorio solleva tutte le criticità del “sistema Dublino” e mette a nudo le contraddizioni e le ingiustizie di una Unione europea sempre più distante da una organizzazione volta a favorire «un’unione più stretta tra i popoli europei». (Continua dopo la foto)

Dal 1990, quando venne siglata la Convenzione di Dublino, sono state introdotte una serie di modifiche (l’ultima è del 2013) ma è sempre rimasto fisso il criterio di fondo: il primo paese d’ingresso di un migrante ha il compito di esaminare la sua domanda d’asilo e curarne l’accoglienza e l’integrazione, precludendogli la presentazione della domanda in un altro stato dell’Unione.

È, dunque, l’interessato che con il suo atto determina lo Stato competente che, in linea di principio, non può sottrarsi: l’Italia incorrerebbe in una sorta di “responsabilità geografica”, essendo lo Stato europeo più facilmente raggiungibile per chi proviene dall’Africa settentrionale. (Continua dopo la foto)

L’Italia, la Spagna e la Grecia, i paesi più colpiti dal fenomeno, chiedono da anni una riforma del sistema che importi un ricollocamento automatico dei migranti. Dopo anni di porte sbattute in faccia è il momento di far tornare l’Italia padrona del proprio destino: le decisioni che riguardano il nostro popolo devono essere prese dal Parlamento e non da organizzazioni sovranazionali.

«In angustiis apparent amici» recitava un antico brocardo attribuito a Petronio: la pandemia ci ha mostrato, ancora una volta,che l’UE non è riformabile.

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