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Le Partite Iva non possono pagare il prezzo del malaffare di Stato

di Lorenza Morello.

L’ho detto e ripetuto sin dall’inizio: esigere le tasse da artigiani e commercianti dopo la chiusura per il lockdown e la crisi economica mordente di questi ultimi dieci anni è immorale. Se lo Stato è senza soldi non è certo colpa degli italiani, così come non è colpa del popolo se in ospedale le persone non sono seguite come sarebbe doveroso in un paese con una imposizione fiscale più alta d’Europa ma dove ciononostante mancano i letti in terapia intensiva i tagli alla sanità e i blocchi ai concorsi pubblici per i medici sono stati prassi durante tutti questi anni.

Gli italiani, come media più alta d’Europa, lavorano e risparmiano, pertanto la colpa è di una serie di governi non all’altezza che hanno portato il Paese a essere e a diventare quello che è. Non si può pensare di risanare il Paese se a capo ci sono gli stessi personaggi e le stesse speculazioni, anche se cambiano l’abito di scena. È giunto il momento di avere delle risposte, morali, civili e culturali, risposte che devono arrivare senza filtri ideologici. Proseguire di questo passo significherebbe arrivare alla barbarie finanziaria e sociale.

La politica ha bisogno di ritrovare quella percezione di futuro che ha perso, lavorare per crescere e non per tirare a campare . La società si rispecchia in quello che la politica rappresenta. Per uscire da questo guado senza contraccolpi si può, se l’arte di governo fa un passo indietro e trova l’umiltà di chiedere scusa a un Paese svigorito. Bisogna avere il coraggio di cambiare guardando alla nostra storia, ai beni materiali e culturali che possediamo. Siamo un Paese che dovrebbe avere l’ardire di chiudere l’Ilva e aprire le spiagge, ripulire i mari, donare al mondo tutto quella fortuna culturale che ci circonda, creando una formazione sociale che ci rappresenti. Tutto ciò attraverso la scuola, un’istituzione che non funziona da anni o funziona male, e che adesso vogliono rinchiudere in confini di plexiglas. Inutile raschiare il barile di una società annullata dall’analfabetismo funzionale, tutto ciò può soltanto portarci all’arretratezza, o alla tanto declamata decrescita felice, non certo a una crescita formativa per un Paese civile.

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