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La bufala della vittoria in Svizzera del referendum “pro Green pass”

Nell’Italia di Draghi dove i cittadini sono stati ormai totalmente privati del diritto di critica, capita di aprire i giornali e leggere notizie come quella del referendum “pro Green pass” andato in scena in Svizzera. Riportata dalle principali testate, con titoli piuttosto simili. Eppure tutt’altro che veritiera, anche se nessuno si azzarda a dirlo. Perché in questa storia il certificato virtuale adottato dall’Italia c’entra in realtà poco. E certe letture sono decisamente forzate, quando non completamente fuorvianti.

“Svizzera, sì al referendum sul Green pass obbligatorio” scrive ad esempio Il Fatto Quotidiano.”In Svizzera ha vinto il referendum sul Green pass” risponde il Corriere della Sera. E via, tutti a celebrare “l’eroico popolo elvetico” che ha deciso di difendere le restrizioni imposte dal governo per fronteggiare il Covid, senza protestare. Un modo per screditare chi, in Italia, ha invece ancora la forza di manifestare in piazza, stanco di vedere calpestati i propri diritti. Partendo da una notizia, però, che è in realtà una bufala, carica di un altissimo tasso di imprecisioni.

Cosa è successo davvero in Svizzera? Per capirlo basta fare un salto sul sito del Dipartimento federale dell’Interno, dove è perfettamente spiegato il senso della chiamata alle urne che ha coinvolto i nostri vicini. Nello specifico, un referendum che riguarda “la modifica del 19 marzo” della legge Covid adottata nel settembre 2020 per affrontare la pandemia e che “dispone i provvedimenti aggiuntivi che il Consiglio federale deve attuare per far fronte alla pandemia e limitare i danni economici”. 

La modifica oggetto del referendum “ha esteso gli aiuti finanziari a chi aveva ricevuto un sostegno troppo limitato o non ne aveva ricevuto nessuno. Il sistema di tracciamento dei contatti è stato ulteriormente sviluppato al fine di interrompere le catene di contagio ed è stato stabilito che la Confederazione avrebbe promosso i test COVID-19 e ne avrebbe coperto i costi. Inoltre, il Parlamento ha istituito la base legale per il certificato COVID che aveva chiesto di rilasciare alle persone guarite, vaccinate o sottoposte a test, al fine di agevolare i viaggi all’estero e consentire lo svolgimento di determinati eventi”.

Un voto che ha riguardato quindi, in realtà, principalmente misure legate al sostegno all’economia. E che ha anche interessato un progetto che porterà all’istituzione di un certificato Covid che, però, sarà su base volontaria, non imposto dal governo pena l’impossibilità di vivere appieno una qualche forma di socialità. Niente a che vedere, dunque, con il nostro Green pass e men che meno con il Super Green pass, pensato per emarginare i non vaccinati. Questo, però, i nostri giornali si guardano bene dal dirlo.

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