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Ecco come l’Ilva può diventare un’acciaieria verde. Ma ci vuole lo Stato

C’è un Paese, l’Italia, che continua a schiumare rabbia di fronte alle vicissitudine dell’ex Ilva di Taranto, impianto dal futuro incerto sotto il piano prettamente industriale e da tempo immemore nel mirino per il forte impatto sull’ambiente circostante, una zona dove ammalarsi per quelle emissioni tossiche è diventata una triste costante. E ce n’è un secondo, per niente lontano, che è invece stato capace di affrontare i propri demoni e scacciarli, rilanciandosi verso un futuro diverso, più sostenibile: l’Austria.

Viene spontaneo chiedersi, guardando poco al di là del confine, se saremo mai in grado di seguire l’esempio di uno Stato che si è trovato a vivere vicissitudini simili alle nostre per il caso VoestAlpine a Linz, struttura inquinante accusata di compromettere la salute della popolazione. Riuscendo, però, a superare gli ostacoli, con una riconversione green finanziata con i soldi pubblici che ha creato benefici sociali, economici e ambientali nell’area, un passaggio portato avanti all’insegna della sostenibilità.

L’Austria è riuscita a imporsi come punto di riferimento a livello europeo sul fronte ambientale, determinata a trasformare le proprie realtà interne per abbattere l’inquinamento. Taranto, una delle maggiori acciaierie europee, avrebbe tutte le carte in regola per seguire un percorso simile, tornando competitiva senza per questo dover abbattere l’occupazione. Al centro del progetto austriaco a Linz, un diverso impiego dell’idrogeno che permette di ridurre i minerali ad alto contenuto di ferro, sostituendosi così all’opzione dell’alto forno e all’utilizzo del coke.

La conversione è stata realizzata grazie al progetto europeo H2Future, che ha dato il là alla realizzazione di una centrale di produzione a idrogeno alimentata da rinnovabili. Siemens ha sviluppato quello che è attualmente il più grande modulo elettrolizzatore PEM al mondo per il centro di ricerca di Linz: in questo modo l’impianto ha la capacità di produrre 1.200 metri cubi di idrogeno “verde” ogni ora.

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