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L’Italia ha smesso di sperare: ci siamo rassegnati all’insicurezza sul lavoro

Sondaggi che fanno male. Non tanto per il dato in sé, al netto di una situazione economica non certo brillante. Quanto per il diverso approccio che gli italiani hanno oggi su tematiche come il lavoro e l’economia. Rassegnazione, questa è la parola chiave. Una tendenza non nuova. L’ha fotografata di recente l’Osservatorio sul capitale sociale di Demos-Coop, l’aveva evidenziata già in passato l’Osservatorio europeo sulla sicurezza.

Ecco spiegato, così, come mai gli italiani oggi si dicano meno spaventati nonostante il contesto non sia mutato in meglio, anzi. Lavoro ed economia sono tematiche che dovrebbero continuare ragionevolmente a far paura, numeri alla mano. Non a caso, 6 italiani su 10 ritengono che i giovani farebbero meglio ad andarsene dal Bel Paese. L’incertezza sul futuro spinge addirittura quasi metà popolazione a considerare “inutile fare progetti per sé e per la propria famiglia”. La stessa metà che non vede miglioramenti all’orizzonte sul fronte occupazionale.

E ancora: per 7 italiani su 10 il nostro è un Paese segnato da evidenti disuguaglianze. Eppure, come accennato, il clima generale è meno pessimista. Un quadro che va scisso in due. Da un lato c’è infatti chi nota segnali positivi: sul fronte mobilità, ad esempio. Dall’altro, la sensazione che sia l’abitudine, purtroppo, a farci sentire meno “pesanti” certe situazione verso le quali in passato eravamo invece più propensi a indignarci.

Le nostro percezioni, anche quelle negative, sono così mitigate da una generale, avvilente abitudine all’incertezza. Resta, per tutti, un punto fisso: la famiglia. Quella verso la quale ancora oggi si rivolgono i giovani, anche quelli che tentano l’avventura fuori dai confini. Sapendo di avere alle spalle delle sicurezze. Un faro in un mare sempre più imperscrutabile.

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