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Le mani della Cina sulle nostre tecnologie. Con il 5g vendiamo i nostri dati

Grazie all’appoggio del Governo e del Movimento 5 Stelle, e allo sfruttamento delle condizioni di debito in cui riversavano i principali operatori telefonici, le superpotenze asiatiche, Huawei e Zte, stanno invadendo l’Italia attraverso la copertura delle reti 5g, comune dopo comune.

Il 5 settembre, giorno in cui il consiglio dei ministri discuteva sulla possibilità di intervenire per mezzo del golden power sugli accordi tra gli operatori e i due colossi cinesi, il governo del Conte bis ha deciso di aprire le porte agli investitori, nonostante si trattasse di una questione molto delicata legata alla sicurezza nazionale. Del resto le nostre compagnie erano piene di debiti e con capitale insufficiente per lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’Europa, che aveva gli strumenti per poter far crescere l’Italia anche in questo settore, era più occupata a far rispettare le rigide regole di bilancio.

A poco è servito l’allarme di Trump che aveva provato a mettere in guardia e a ricordare agli italiani che prezzi così vantaggiosi potrebbero essere ripagati dalla sottrazione di dati sensibili.  Secondo “Panorama” i riferimenti più importanti di Huawei nel M5s sono Grillo, Luigi Di Maio, il ministro Paola Pisano e il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni. Oltre agli appoggi politici, la forza di queste superpotenze che stanno avanzando in maniera preoccupante alla conquista della nostra tecnologia, risiede proprio nella capacità di espandersi localmente e di non perdere l’occasione di recitare la parte dei benefattori.

Nel corso della pandemia Huaweii ha regalato agli ospedali mascherine, telefoni, modem e tute protettive. Un piccolo investimento per un gruppo con 180mila dipendenti e un fatturato mondiale pari a 113miliardi di euro (+20% nel 2019). Soprattutto alla luce del fatto che l’Italia è prima nella sua classifica di mercato estero con 1,57 miliardi di ricavi.

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