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Una montagna senza Draghi

di Lorenza Morello.

Con il nuovo governo, composto da alcune persone di indubbio valore in cui tutti ripongono molte aspettative, si sperava in una diversa gestione della pandemia con una maggiore attenzione alle esigenze economiche dei soggetti più deboli in questo momento. Non nascondo la delusione per la conferma di alcuni ministri come Di Maio e Speranza che non hanno certo brillato per risultati ottenuti.

Per il primo, considerato la caratura internazionale di Draghi, probabilmente non sarà un problema, perché con i leader internazionali sarà il presidente del consiglio a trattare, stante la familiarità che possiede con molti di essi.

Per il secondo non sappiamo bene come possano essere migliorati i deludenti risultati ottenuti. Il primo atto del ministro Speranza nel nuovo governo è stata una criminosa chiusura generalizzata della montagna fino al 5 marzo, quando era ormai tutto pronto per la riapertura delle piste da sci, e gli operatori hanno investito anche indebitandosi per adeguarsi a norme (la maggior parte delle quali insulse) rimanendo poi, comunque, chiusi.

Ora, è comprensibile la prudenza in un Paese il cui sistema sanitario al collasso è causa di morte, ma non è possibile bloccare delle attività economiche dall’oggi a domani senza causare disagi e danni economici. Non era proprio possibile trovare una soluzione per tenere la montagna aperta? Tanto più che la cosiddetta scienza medica da sempre prescrive per il benessere individuale l’attività all’aria aperta e non certo stare chiusi in casa o in un grande magazzino.

La pandemia sta facendo danni dappertutto, ma la montagna data la sua dipendenza dal turismo sta subendo danni incalcolabili. Da decenni in montagna è in corso uno spopolamento con le eccezioni delle località toccate dal turismo di massa e questo potrebbe essere il colpo di grazia per molte di queste. È frequente visitare paesini di montagna e verificare che prima erano borghi abitati da un certo numero di abitanti, con scuole ed attività economiche, mentre ora sono un agglomerato di seconde case con scarsi o nulli servizi e quel poco di attività economica resiste grazie al turismo marginale.

La mancata riapertura delle piste da sci, che sono chiuse dallo scorso anno, causerà un danno enorme a quei paesi che grazie al turismo avevano trovato nuovo slancio. Lo spopolamento della montagna, inoltre, determinerà il ritorno alla natura selvaggia di ampie porzioni del territorio italiano che a prima vista potrebbe sembrare un vantaggio ecologico, ma non è così. Lo spopolamento di ampie porzioni del territorio significa un maggior inurbamento di altre con le conseguenze su inquinamento, traffico, danni ambientali e qualità della vita umana.

A ciò si aggiunga la prolificazione di animali selvaggi come lupi, orsi e cinghiali che sono un pericolo per gli esseri umani e per gli animali domestici con ulteriori costi per il loro controllo. Si spera che questo governo, guidato da un illustre economista, abbia maggiore attenzione alle attività economiche, procedendo verso una riduzione della burocrazia e del carico fiscale e con investimenti nelle infrastrutture sia fisiche che digitali. Considerato che purtroppo è ineluttabile che il popolo italiano sarà indebitato fino al collo, almeno che i soldi vengano spesi bene.

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