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Una compagnia di bandiera no cost

di Nadia Morgese.

Il diktat dell’Unione Europea è chiaro in merito alla risoluzione della vicenda ITA – la nuova Compagnia aerea italiana che si sta faticosamente provando a far nascere – in una parola: discontinuità (con Alitalia). L’attuale piano industriale propone un’aerolinea in miniatura composta da circa 40 aerei con drammatici tagli di personale, perdita di rotte, fette di mercato lasciate a compagnie aeree estere e molto altro.

A pagare le conseguenze degli anni disastrosi di cattiva gestione della politica, non sono solo le casse dello Stato, ma anche i lavoratori di Alitalia, scesi in piazza Venezia a Roma a manifestare proprio ieri (21 aprile). “Anche oggi siamo costretti a scendere in Piazza per manifestare il disagio delle migliaia di lavoratori che vivono con apprensione questi momenti, dove da una parte, l’Alitalia in Amministrazione straordinaria sta esaurendo la liquidità mettendo a rischio ancora una volta gli stipendi dei dipendenti e continuità operativa”, si legge tra le righe de La Repubblica.

Esiste un’alternativa? Sì. Il Certificato di Operatore Aereo di Airitaly, la seconda compagnia aerea italiana prossima alla liquidazione questo Giugno. Come? Presto detto: ITA incorpora questa licenza di Airitaly “ad operare”, attingendo quindi da un ulteriore bacino oltre a quello di Alitalia, riuscendo così a creare un vettore tutto italiano pronto all’uso e dotarlo di almeno 120 aerei (il minimo richiesto per garantire un’adeguata concorrenza alle altre major europee); in questo modo si eviterebbe la perdita di posti di lavoro, lo sperpero di denaro pubblico e lo sciacallaggio delle rotte del mercato italiano a favore di linee straniere.

I contributi versati dal nuovo vettore sarebbero veicolati nel nostro Paese, l’indotto generato dal trasporto aereo con un territorio ad alta vocazione turistica come il nostro produrrebbe un’alta circolazione di capitali e potremmo finalmente fregiarci di una Compagnia valida e competitiva alla pari con Lufthansa ed Air France senza che i guadagni finiscano in mani diverse dalle nostre.


Non ultimo, verrebbe così incluso nel progetto anche un aeroporto dimenticato come quello di Milano Malpensa, da affiancare anche con quello di Roma-Fiumicino, inspiegabilmente accantonati nel disegno ITA.

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