Vai al contenuto

“Un referendum per uscire dall’Europa”. La clamorosa iniziativa in Germania mette a rischio l’Unione Europea

Pubblicato il 23/01/2024 00:36 - Aggiornato il 23/01/2024 10:21

Sì chiama Alice Weidel ed è leader di Afd, partito di estrema destra tedesca. Un movimento molto discusso, che è arrivato a toccare il 24% dei consensi alle ultime elezioni regionali. E che alcuni, in terra teutonica, vorrebbero bandire dal novero dei partiti. Oggi, per bocca della sua leader, l’Afd ha lanciato una proposta a dir poco inattesa. Soprattutto in Germania, Paese fra i più europeisti in assoluto. “La Brexit è stata una decisione corretta”, ha affermato Weidel, approvando la decisione degli inglesi di staccarsi dal carrozzone di Bruxelles. “La Brexit”, ha detto, “deve rappresentare un modello per la Germania”. E’ la dimostrazione che “si può prendere una decisione sovrana”. Anche in terra tedesca. “Prima dovremo provare a riformare la Ue, rimuovendo il deficit democratico e limitando i poteri della Commissione europea”. Poi ha lanciato la bomba: “Se non sarà possibile, servirà un referendum per l’uscita dall’Europa”. (continua dopo la foto)

Giorni fa uno dei leader della Cdu, partito conservatore al governo del Paese, ha affermato che “l’Afd non sta sul terreno della Costituzione”. E ha accusato il partito di simpatie naziste. Weidel vorrebbe scrollarsi di dosso questa nomea. Per questo ha licenziato in tronco un suo consigliere, reo di avere incontrato veri esponenti neonazisti per concordare un “piano di espulsione” finalizzato a rispedire 2 milioni di persone in Africa se non si uniformano alle usanze e ai costumi del Paese che li ospita. Questa posizione non cade dal cielo, ma consegue al fallimento delle politiche di integrazione europee. Basti pensare alle banlieu francesi, alla Svezia e alla stessa Inghilterra. L’Europa è un continente malato. Il verticismo tecnocratico di Bruxelles non coinvolge nessuno. E’ solo una struttura a servizio di potenti lobbies finanziarie che cura gli interessi di pochi privilegiati. (continua dopo la foto)

Per questo, anziché scomodare il nazismo, bisognerebbe cercare di rispondere a domande che ormai coinvolgono sempre più spesso la gente comune. Che non vive di ipocrisie woke e di discussioni sul sesso degli angeli. (La Weidel, peraltro, è lesbica, ha due figlie ed è sposata con una compagna che viene dallo Sri Lanka). La gente comune certi problemi economici e sociali li deve affrontare ogni giorno. Non trovando risposte, con una sinistra sempre più neoliberista e uniformata ai potenti di turno, le cerca altrove. E se quell’altrove non piace, sarebbe il caso di chiedersi quali alternative vengono offerte. Ben poche, a quanto pare. Così Alice Weidel ha gioco facile nel muoversi in una palude sempre più stantia. Ma perché la leader dell’Afd ha toccato un tema così forte come l’uscita dalla Ue? Argomento poco seguito, almeno per ora, dal popolo tedesco? (continua dopo la foto)

La risposta di alcuni esperti della politica teutonica è che a settembre si terranno le elezioni in tre Regioni dell’ex Germania Est, dove le simpatie per Afd sono più diffuse. Lì, potrebbe risultare addirittura il primo partito. Se ciò accadesse, la Cdu non potrebbe ignorarne ulteriormente la presenza. Sarebbe costretta a un dialogo. Ed è questo che cerca Weidel. Un’ultima considerazione: oggi, è vero, un referendum per l’uscita della Germania dall’Europa avrebbe scarsissime possibilità di riuscita. Ma sino a qualche tempo fa, sarebbe stato assurdo pensare di vedere Weidel e il suo partito al 24%. Quando la politica è immobile, senz’anima e lontanissima dalle necessità dei popoli, le cose possono cambiare molto rapidamente. E allora, forse, l’iniziativa di Alice non è da sottovalutare. Perché apre le porte a qualcosa di impensabile, non di impossibile. E potrebbe, in tempi nemmeno troppo lunghi, mettere a rischio tutta la struttura dell’Unione Europea.