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Un biglietto per il Pantheon insegna il valore della bellezza

Pubblicato il 06/07/2023 16:15

Di Gianluigi Paragone – Cinque euro. Da qualche giorno per entrare nel Pantheon, il museo più visitato in Italia, bisogna pagare un biglietto di ingresso. Era ora e penso che su questa scia occorra rivedere il concetto di gratuità rispetto al nostro patrimonio. Del resto, se per mangiare o fare un aperitivo vista Pantheon (lo stesso vale per tanti altri luoghi dal forte impatto turistico) si paga un surplus di godimento, perché mai l’oggetto del desiderio dovrebbe essere gratis? Qualcuno risponde <perché altrimenti la cultura diventa privilegio per alcuni>. Cretinata colossale: mi dovete spiegare come questo ragionamento possa reggere quando siamo circondati da un popolo che sbava dietro gli ultimi modelli di smartphone e che comunque di questi apparecchi non ne è privo. Non solo, si hanno tutti gli accessori possibili, dalle cover alle cuffiette senza fili. 

Cinque euro per entrare al Pantheon sono il giusto valore per superare la falsa idea di gratuità che sta rendendo le persone prigioniere di una modernità nelle mani di nuovi Padroni fintamente generosi. In rete nulla è gratis.

Pagare un obolo per un’opera significa iniziare a mettersi in connessione con essa, studiarne gli elementi caratteristici, rispettarne l’alto valore di testimonianza. La cultura gratis è una delle tante idiozie predicate a sinistra, di quella sinistra nata “pulciara” e finita col Rolex. La cultura ha un valore e lo ha soprattutto oggi che le nuove generazioni pagano per restare in nicchie sottoculturali. Non è possibile che per assistere ad alcuni concerti c’è un mercato nero con cifre da capogiro e alcune meraviglie sono ancora gratuite! 

Aggiungo inoltre che il patrimonio culturale, paesaggistico, storico e agroalimentare dovrebbe godere di una tutela importante. Rendere accessibile e persino pop un pezzo d’arte non significa degradarlo con merchandising orribile né appaltarlo gratuitamente per proiezioni nel Metaverso: la digitalizzazione non può consolidare l’idea di viaggiare a distanza, di vivere a distanza, di conoscere a distanza. I popoli si sono evoluti incontrandosi.

Infine fare pagare l’accessibilità al nostro patrimonio è un gesto di partecipazione al suo mantenimento e al miglioramento dei servizi annessi. Basta con l’idea della gratuità: il sublime, il meraviglioso, il desiderato si paga. Poi, certo, il pagamento si può parametrare così come si possono creare delle finestre di accessibilità “free” ma anche questa ricerca diventa un valore.