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Siamo alla variante Omicron: sintomi e ‘paziente zero’, ecco tutto quello che sappiamo della mutazione sudafricana

Siamo ora giunti col Covid alla nuova variante Omicron. Come ogni variante ha scatenato una valanga di allarmismo e curiosità. Ma cosa sappiamo su sintomi, resistenza ai vaccini, contagiosità, di questa mutazione ‘sudafricana’? A quanto ci informa il Corriere, la variante identificata a livello di sequenza genetica con la sigla B.1.1.529 e che ha preso il nome greco «Omicron», presenta quasi tutte le mutazioni che conosciamo dalle «varianti di preoccupazione» (VOC) Alfa, Beta, Gamma e Delta e altre ancora. Possiede 32 mutazioni nella proteina spike (la parte del virus che la maggior parte dei vaccini sfrutta per innescare il sistema immunitario). Alcune di queste mutazioni non sono state mai viste, altre invece sono state collegate alla capacità di una variante più trasmissibile, che potrebbe sfuggire all’immunità data dai vaccini e da alcuni trattamenti farmacologici.
E’ già indicata dall’OMS come «variante sotto monitoraggio» ma si prevede che sarà classificata come «variante di interesse » (VOI) o «variante di preoccupazione» (VOC) a breve.

Sebbene si parli di ‘variante sudafricana’, i primi casi sequenziati sono stati caricati separatamente da laboratori del Botswana e da Hong Kong: qui, la variante sarebbe arrivata trasportata da un viaggiatore proveniente dal Sudafrica. E’ stata segnalata in Sudafrica il 22 novembre, dopo l’analisi di campioni raccolti tra il 14 e il 23 novembre. In realtà non sappiamo quale sia il Paese possa fregiarsi del titolo di ‘origine della variante’. L’individuazione dipende semplicemente dalla capacità di tracciamento dei laboratori. E quelli con una maggiore capacità di sequenziamento sono proprio Sudafrica, Botswana e Kenya. Al momento, sempre a quanto riporta il Corriere, sappiamo che in Sudafrica i positivi stanno aumentando rapidamente, in particolare nell’area urbana del Gauteng, che comprende Pretoria e Johannesburg, ma anche nel nord-ovest del Paese e nel Limpopo. Circa il 90% siano dovuti alla nuova variante. A livello ufficiale i casi confermati (da test genetico) al mondo sono 85 (77 in Sudafrica, 4 in Botswana, 2 in Hong Kong, 1 in Belgio e 1 in Israele), ma ci sono indagini su altre possibili introduzioni (tra cui altre 2 in Israele, oltre a 990 casi da analizzare in Sudafrica). Gli esperti del NICD sudafricano dichiarano: «Sulla base della nostra comprensione delle mutazioni in questo lignaggio, è probabile una fuga immunitaria parziale, ma è probabile che i vaccini offriranno ancora alti livelli di protezione contro il ricovero e la morte».

Sul cosiddetto ‘paziente zero’, alcuni scienziati hanno sostenuto la tesi dell’evoluzione della variante B.1.1.529 durante un’infezione cronica di una persona immunocompromessa: forse un paziente affetto da HIV o AIDS non trattato. Le persone immunocompromesse potrebbero infatti fungere da «serbatoio» per le varianti, dato che possono ospitare il virus per diverse settimane, durante le quali il SARS-CoV-2 continua a replicarsi. Per quanto riguarda l’Europa, almeno un caso è stato rintracciato in Belgio. E’ risultata contagiata è stata una giovane donna che ha sviluppato i sintomi undici giorni dopo aver viaggiato in Egitto attraverso la Turchia. Particolare interessante: non aveva alcun legame con il Sudafrica, né con nessun altro Paese del sud del continente africano.

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