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“Ritirate le mascherine Fca distribuite nelle scuole: non sono conformi”, la denuncia del sindacato

Mesi fa, in aula, il senatore di ItalExit Gianluigi Paragone, mascherina alla mano per i più scettici, aveva denunciato mostrando inequivocabilmente l’inadeguatezza del prodotto di Fca firmato dalla presidenza del consiglio dei ministri. 

Facilmente il ridicolo dispositivo, che doveva essere di protezione per tutti gli alunni del sistema scolastico italiano, può essere -ed è stato- associato a una giarrettiera o a un qualsiasi panno per fare la polvere. Già con una superfiale analisi oculare è possibile rendersi conto di quanto tali mascherine siano inutili e inadette alla loro funzione. 

Ma all’interrogazione parlamentare, da lui presentata per denunciare la vergognosità del prodotto insieme alle mille voci contrarie dei genitori che già si erano fatte sentire, non sono corrisposte né azioni concrete da parte di figure che avrebbero dovuto fare qualcosa, né tanto meno (fatto ancor meno accettabile) risposte.

Numerose sono state le indagini e le ricerche effettuate e portate avanti anche da altri, con tanto di test di laboratorio specifici, tra questi menzioniamo il servizio realizzato da Striscia La Notizia all’interno del quale veniva espressamente indicato che i parametri erano chiaramente non appropriati. 

Ieri (giovedì 25 febbraio) su parmatoday.it viene riferita la notizia che il sindacato Usb, a Parma e in tutta l’Emilia Romagna, ha presentato un esposto in Procura per denunciare la “non conformità ai previsti dalle norme in vigore delle mascherine prodotte da FCA e distribuite anche nelle scuole della regione”. 

In una nota rilasciata dal sindacato si legge: “Se verranno ulteriormente confermati i test già effettuati siamo di fronte all’esposizione a un gravissimo rischio per la salute del personale della scuola, degli studenti e delle loro famiglie. La qualità delle mascherine è un punto fondamentale per il contenimento della pandemia e per avere la possibilità di una scuola in presenza, soprattutto considerando le carenze strutturali dell’edilizia scolastica e degli organici del personale che USB denuncia da anni”.

Anche in questo caso la tesi non è ‘campata per aria’: le denunce sono state presentate a seguito delle verifiche di laboratorio promosse dalla stessa Usb in collaborazione con la onlus Rete Iside e all’Opposizione Studentesca d’Alternativa.

Tali verifiche  hanno attestato un “potere filtrante molto al di sotto dei parametri stabiliti per legge. Sottolineando che le mascherine prodotte da FCA soddisfano il 70% del fabbisogno nazionale”. Nella nota presentata dal sindacato viene aggiunto inoltre: “Riteniamo non più tollerabile che il diritto alla salute sia sacrificato in nome del profitto di una azienda multinazionale. Ci auguriamo che le Procure diano corso al più presto alle necessarie verifiche e provvedimenti a tutela della salute di tutti i cittadini”. 

Questa gravissima questione è il perfetto esempio di come siano gestite le cose in Italia, le indagini che sta portando avanti la Procura di Roma in merito alle forniture di cui Arcuri e la struttura a lui collegata si sono occupati, siano solo uno scheletro in un armadio pieno di mostri da nascondere. Mostri che a volte, come in questo caso, sono talmente evidenti da essere pesantemente imbarazzanti. Ma a Palazzo nessuno fa niente, nemmeno onorare i cittadini di risposte in merito.

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