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“Spese mai viste”. Quanto ci costa il mancato rimpatrio dei migranti espulsi (e la colpa è dell’Ue)

Pubblicato il 16/01/2023 13:28

Un vero percorso a ostacoli, quello che segna il tentativo da parte del governo Meloni di contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Con promesse difficili da mantenere, complice come sempre un’Europa lontana e sorda alle richieste d’aiuto del nostro Paese e capace soltanto di produrre trattati difficili da applicare, che lasciano gli Stati più interessati dagli sbarchi completamente abbandonati a sé stessi. L’esecutivo ha stanziato 32 milioni di euro per il 2023 e 46 per il 2024 per ampliare la rete nazionale dei centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), ovvero le strutture che dovrebbero teoricamente ospitare i clandestini in attesa di fare ritorno al proprio Paese d’origine. Una procedura che, però, è in realtà sempre più complicata, tanto che nel corso del 2021 soltanto la metà delle persone ospitate nei Cpr è stata effettivamente rimpatriata (per la precisione, come riportato dal Tempo, il 49,7%). (Continua a leggere dopo la foto)

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Openpolis ha svolto un’analisi basata sui dati del ministero dell’Economia, dalla quale si evince: “Teoricamente, stando alla normativa vigente, uno straniero dovrebbe essere trattenuto soltanto per il tempo strettamente necessario. Di fatto però in moltissimi casi la detenzione amministrativa all’interno di queste strutture si prolunga nel tempo”. (Continua a leggere dopo la foto)

Rimpatrio migranti: quanto costa il mancato aiuto Ue

Da sempre, la percentuale dei rimpatri nel nostro Paese si è infatti mantenuta molto bassa: “La quota più elevata si è raggiunta nel 2017 (prima di quell’anno esisteva un altro tipo di strutture: il Cie), quando è stato rimpatriato il 58,6% dei migranti presenti nei centri di detenzione amministrativa. Anche nel 2020 la cifra si è attestata sul 52,9%. In tutti gli altri anni, tuttavia, non ha raggiunto il 50%. La quota più bassa in questo senso si è raggiunta nel 2018: 43,2%”. (Continua a leggere dopo la foto)

Un primo passo in avanti nella lotta all’immigrazione clandestina potrebbe essere proprio quello di prevedere una macchina più efficace per le espulsioni. Considerando però quanto gli Stati membri siano reticenti sul fronte della redistribuzione dei migranti, è difficile immaginare che possa arrivare un qualsiasi segnale di apertura nei confronti dei Paesi più in difficoltà.

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