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“Nuova stretta”. Reddito di cittadinanza picconato, ecco come cambia ancora

Pubblicato il 15/12/2022 10:04 - Aggiornato il 23/01/2023 09:08

Il Reddito di cittadinanza finisce di nuovo nel mirino del governo Meloni. La misura, indigesta alla quasi totalità del centrodestra, rischia ora una nuova stretta dopo quella già attuata. Stavolta a portare la proposta di un nuovo giro di vita al tavolo dell’esecutivo è il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, quando la riunione sulla manovra a Montecitorio tra il governo e i capigruppo della maggioranza arriva al dunque. I soldi per le modifiche sono pochi. Troppo pochi. E, di fatto, quello di cui si stanno rendendo conto praticamente tutti è che la manovra della Meloni è in perfetta (troppa) continuità con quella di Draghi e le novità sono assai marginali. Servono dunque altre risorse per finanziare nuove prospettive che diano una maggiora connotazione politica al governo. Ecco perché la proposta viene condivisa da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia: ridurre di un ulteriore mese, da otto a sette, l’erogazione del Reddito ai beneficiari occupabili permetterebbe di risparmiare circa 200 milioni, da utilizzare per altre misure. (Continua a leggere dopo la foto)

Il governo valuta, una decisione sarà presa nelle prossime ore, quando si chiuderà il pacchetto delle modifiche che si punta a depositare venerdì sera in commissione Bilancio. A rivelare come stanno le cose è Repubblica: “Chi può già contare su incasso sicuro è Forza Italia. Alla riunione guidata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il capogruppo degli azzurri Alessandro Cattaneo fissa i paletti per conto di Silvio Berlusconi: le pensioni minime a 600 euro per chi ha più di 75 anni e gli sgravi fiscali a 8mila euro per le assunzioni dei giovani sono imprescindibili”. Dopo aver attentamente valutato le simulazioni fatte da Forza Italia, e dopo averle incrociate con quelle della Ragioneria generale dello Stato, il ministro Giorgetti ha deciso di dare il via libera a entrambe le richieste, con gli assegni che saranno portati appunto a 600 euro per gli over 75 e il tetto della decontribuzione che salirà da 6 mila a 8 mila euro. (Continua a leggere dopo la foto)

Chi resta a bocca asciutta invece è la Lega (tanto per cambiare), ritrovandosi così a inghiottire l’ennesimo boccone amaro in questo avvio di legislatura. Ma per non dar l’idea di essere in posizione di minoranza, anche il carroccio dice di condividere totalmente l’ulteriore taglio al reddito di cittadinanza: Cosa è stato boccato alla Lega? Ad esempio il taglio dell’Iva sul pellet (non si farà perché costa troppo). Salvini però mette altre bandierine sulla manovra, come Quota 103 che non cambierà, nonostante i rilievi della Commissione europea. Cambierà invece la norma sul Pos: si mette infatti in conto di abbassare la soglia che cancella le sanzioni per i mancati pagamenti, portandola da 60 a un valore compreso tra i 30 i 40 euro. La trattativa con Bruxelles in questo senso è ancora in corso, ma già si sa come andrà a finire. (Continua a leggere dopo la foto)

Chiuso il capitolo Reddito di cittadinanza, potrebbero arrivare altre modifiche: ma tutto è legato ai soldi in cassa. Per il capitolo Sud, ci saranno in manovra i crediti d’imposta al sostegno alle Zone economiche speciali, ma anche più risorse per le famiglie, con un potenziamento dell’assegno unico per i figli a partire dal quarto e un coinvolgimento maggiore dei padri nel congedo parentale. A cambiare, ancora, sarà anche il Superbonus. Le modifiche al decreto Aiuti Quater allargano le maglie della cessione dei crediti: per banche e altri intermediari finanziari sarà possibile un terzo passaggio. Arriva anche la garanzia pubblica di Sace, pari a un quinto del credito, per chi lo vuole convertire in un prestito.

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