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Pfizer fa affari a palate ma… taglia lo stipendio ai lavoratori: l’incredibile denuncia

Fatturati raddoppiati, clientela aumentata in modo esponenziale, casse mai così gonfie. Quando pensiamo agli ultimi anni, segnati dall’esplosione della pandemia di Covid, non può che venirci alla mente l’incredibile business nel quale si sono tuffati i colossi del settore farmaceutico, con sommo vantaggio personale. Quello che in pochi sanno, però, è che una ricchezza così grande non è distribuita in maniera affatto equa, anzi. Se i vertici di Big Pharma hanno infatti potuto gonfiare a dismisura il portafogli, per i semplici dipendenti i benefici sono stati molto inferiori. Anzi, per qualcuno le cose non sono mai andate così male.

Come spiegato da Franco Bechis sulle pagine della Verità, infatti, l’ultima assemblea annuale degli azionisti Pfizer-BioNtech ha visto il presidente e amministratore delegato dell’azienda Albert Bourla portare agli azionisti un utile netto di 21,39 miliardi di dollari, cifra nettamente superiore a quelle dell’epoca pre-Covid. Come ringraziamento, all’ex veterinario greco-americano andrà un emolumento di ben 24,3 milioni di dollari, il 35,83% in più rispetto a quello che il gran capo di Pfizer prendeva prima dell’esplosione della pandemia. Non tutti, però, all’interno dell’azienda possono dirsi così fortunati.

La legge americana impone alle aziende di rendere noto il rapporto che c’è tra il capo e lo stipendio medio dei dipendenti dello stesso gruppo. Nel 2019, per esempio, Bourla percepiva una cifra 181 volte più alta dello stipendio di un semplice lavoratore. Nel 2021 il rapporto si è allargato ulteriormente: al numero uno di Pfizer spetta un compenso 262 volte maggiore di un lavoratore medio. Una forbice che si è allargata per un semplice motivo: nonostante gli altissimi profitti, il compenso dei dipendenti non è affatto cresciuto, anzi si è ridotto del 6,04% nell’ultimo biennio.

Nel rapporto annuale, Pfizer ha tentato di giustificare tutto questo parlando di danni subiti a causa del Covid, come “le limitazioni nella mobilità e nella possibilità di viaggiare, le interruzioni e i ritardi nella produzione, gli stop alla catena di approvvigionamenti” e via dicendo. Resta inverosimile, però, che l’azienda che più di tutte si è arricchita grazie ai vaccini possa realmente trovarsi in una situazione di difficoltà. Anche perché, nel frattempo, il suo capo si è arricchito a dismisura, mentre i poveri dipendenti si sono trovati addirittura a incassare uno stipendio mai così basso.

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