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Non si può essere madri e lavorare! Sempre più donne perdono il lavoro per occuparsi dei figli

Abbiamo tantissima strada da fare. Il nostro Paese è indietro e non solo per l’alto tasso di disoccupazione.

Dai recentissimi dati pubblicati dall’Ispettorato del lavoro risulta che nel 2019 ben 37.600 donne madri si sono ritirate dal mondo del lavoro. Tale tendenza, non è emergente solo dalle ultime analisi, ma un fenomeno che si conferma e, anzi, va peggiorando. Ogni anno circa 35mila mamme spariscono dal mercato occupazionale, “come se sparisse una città intera”.

L’età è emblematica, si tratterebbe per lo più di donne che vanno dai 34 ai 44 anni e dai 29 ai 34 anni. Come spiegna Bagni Cipriani, consigliera nazionale di Parità, “l’età è un dato inquietante, perché parliamo di donne che sono al massimo delle loro potenzialità, che hanno studiato, ottenuto una laurea, seguito un percorso”.

Fra le motivazioni delle dimissioni, la più ricorrente è rimasta la difficoltà di conciliare l’occupazione con le esigenze di cura dei figli, registrata in 20.730 casi, contro 20.212 nel 2018. Questo può dipendere a sua volta dall’assenza di parenti di supporto o dall’elevato costo di assistenza al neonato come asilo nido o baby sitter. Mentre “fino a tre o quattro anni fa le ragioni legate alle dimissioni erano principalmente dovute al fatto che non ci fosse un numero adeguato di nidi”. Una vera e propria perdita di libertà di scelta, dovuta a una ragione di costi: “Si fanno i conti a casa e si arriva alla conclusione che tocca alla donna, che guadagna meno, rinunciare al lavoro, perché in termini economici conviene rispetto al pagamento di una retta salata.”

Agiunge Francesca Zajczyk, professoressa ordinaria di Sociologia urbana alla Bicocca di Milano: “L’abbandono del posto di lavoro con la nascita dei figli è un fenomeno tipicamente italiano. C’è una disattenzione totale alla questione (ormai diventata problema) della famiglia.”

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