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L’intesa tra Conte e gli amichetti del Fatto fa felici Elkann, Benetton, Arcuri e il condannato

di Gianluigi Paragone.

Giuseppe Conte, nient’altro che Conte. Almeno così sentiamo dire nelle consultazioni (esta da vedere se sia così vero…). Ma onestamente cos’è stato Conte? Un presidente del Consiglio di gomma. Un premier salvo intese che ora cerca intese per salvarsi.

Giuseppe Conte non ha sciolto alcuno dei nodi politici, non nella prima versione sovranista e non nella seconda versione europeista. Partì autonominandosi avvocato del popolo per dare un tono a quel populismo che Cinquestelle e Lega incarnavano; si autonominò tale dopo il primo incontro coi truffati dalle banche, promettendo risarcimenti immediati. Risultato? Sono ancora lì che aspettano, perchè l’avvocato li ha infilati nel flipper della burocrazia, capendo che quando un problema non vuole essere risolto basta infilarlo nella gigantesca macchina dei burocrati, nel linguaggio degli azzeccagarbugli di cui Conte è alto rappresentante.

Fu l’inizio del teatrino Conte&Casalino. Infatti, subito dopo il tradimento dei risparmiatori, arrivò quello dei morti del ponte Morandi, schiacciati dall’arroganza dei Padroni di Autostrada, i Benetton, e dal menefreghismo di chi ancora oggi non ha revocato nulla. Anzi, accoglie Castellucci (vero Patuanelli?) il tuttofare dei Padroni di Ponzano, Castellucci, per brigare su Autostrade.

E allora dovremmo domandare al giornale più fatto d’Italia e al suo direttore, di quale diversità vanno blaterando. Travaglio esalta il piglio legalitario e morale di RoccoConte e i suoi fratelli, forse perché anche il Fatto quotidiano – come la maggioranza M5S, Pd, Renzi e Leu – trova normale confermare alla guida di Leonardo (ex Finmeccanica) un condannato in primo grado per falsificazione dei bilanci di Mps. Perché questo ha fatto il premier per cui Travaglio e Scanzi vanno in un brodo di giuggiole.

Costoro trovano normale confermare un imputato per la più grande tangente internazionale mai pagata dall’Eni, come dice l’accusa, alla guida dell’Eni stessa, presieduta da una ex consigliera del giornale di Travaglio. Così come il giornale dei giustizialisti alle vongole trova normale un governo che squittisce coi Benetton e con gli altri signori delle concessioni autostradali, che farfuglia di fronte ai nuovi padroni di Ilva, gli indiani Arcelor Mittal. E, ancora, trova ineguagliabile un premier che non ha ancora combinato nulla di efficace contro l’Egitto (evidentemente per Travaglio la vicenda di Ruby nipote di Mubarak è più grave dell’omicidio di Giulio Regeni). 

E infine per Travaglio e Scanzi c’è da fare la òla per un governo che affida a Fca l’appalto di mascherine “griffate” dalla Presidenza del Consiglio, mascherine che i ragazzi manco più ritirano per quanto sono imbarazzanti. Per il Fatto Team è normale che in nome dell’emergenza Covid le regole del buonsenso (quelle della legge lo sapremo presto visto che ci sono indagini aperte) siano andate a farsi benedire su mascherine importate dalla Cina e pagate un occhio della testa, su siringhe che costano fino a sei volte quelle normali. Ed è infine sempre normale controllare i telegiornali della Rai non solo attraverso le nomine (questione di cui non mi scandalizzo, essendo stato io un nominato dalla politica salvo – caso assolutamente raro – andarmene dopo aver litigato con il palazzo, lasciando un contratto da dirigente a tempo indeterminato), ma soprattutto attraverso la consegna ai tg di immagini e testi già compilati.

Perché questo è Giuseppe Conte, un premier salvo intese ma che fa sempre salvi i grandi poteri del sistema. Un uomo talmente innamorato del potere che si fa concavo e convesso, sovranista ed europeista, che si fa antirenziano o renziano, pur di conservare palazzo Chigi. 

Che pena questo nuovo circo di puristi e nuovisti, di retori della diversità, la cui unica fatica è quella di non perdere il posticino. Se costoro avessero dedicato alle esigenze degli italiani anche solo un terzo delle fatiche e delle attenzioni che stanno impiegando per restare al potere, l’economia respirerebbe un po’ di più. Ma il premier “salvo intese” ora è disperatamente in cerca dell’intesa che lo salvi. (Noi invece non lo speriamo proprio).

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