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L’ex Merloni licenzia e dà il via all’autunno caldo: a rischio 2 milioni di posti di lavoro

Dire autunno caldo è un eufemismo. Sul fronte del lavoro la situazione si sta facendo letteralmente bollente. Ad aprire le danze, si fa per dire, è la ex Merloni, oggi Indelfab che a Fabriano, il 19 agosto, ha avviato la procedura di mobilità per i suoi 584 dipendenti. A stretto giro è previsto un primo incontro con l’azienda per capire se ci sono margini per il ritiro dei licenziamenti. Domani, inoltre, c’è in agenda anche la riunione tra i commissari che stanno gestendo la liquidazione di Air Italy e i sindacati. L’azienda ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di tornare indietro: chiuderà tutto e licenzierà l’intero personale. Si tratta di 1453 lavoratori. c

Questi sono solo due esempi, i primi in ordine cronologico in vista dell’autunno. Ma i licenziamenti sono pronti a esplodere, con un’impennata fino al 13% del tasso di disoccupazione. Come spiega Marco Patucchi, riprendendo la nota di Bankialia, su Affari&Finanza, “sviluppi più negativi rispetto a quelli delineati nello scenario di base potrebbero manifestarsi a seguito di un protrarsi dell’epidemia e della necessità di contrastare nuovi focolai, con ripercussioni sulla fiducia e sulle decisioni di spesa delle famiglie e di investimento delle imprese, di cali più consistenti nel commercio mondiale e strozzature alle catene globali del valore, di un forte deterioramento delle condizioni finanziarie”.

L’ufficio studi di Via Nazionale fissa per quest’anno un calo del 15% delle ore lavorate, con un rimbalzo del +4,1% l’anno successivo e un +1,8% nel 2022; il numero degli occupati è previsto in calo del 5,2% a fine 2020 e in crescita dell’1,6% e dello 0,7% rispettivamente nei prossimi due anni; tasso di disoccupazione in aumento dall’ll,9% stimato per quest’anno, al 12,9% del 2021 e al 13,1% del 2022. Numeri che parlano da soli e che danno la cifra della crisi che attraverserà il mercato del lavoro nei prossimi mesi. E il governo che fa? Come si sta preparando a questo? Come tutelerà gli italiani?

Le unità lavorative annue quest’anno si ridurranno del 9,3%, vale a dire oltre 2,2 milioni di posti di lavoro in meno, per poi crescere del 4,1% il prossimo anno, una dinamica in linea con il picco del Pil previsto a -8,3% quest’anno e in parziale ripresa (+4,6%) nel 2021. L’Istat, inoltre, stima una “caduta del monte retributivo” con i salari lordi in calo rispettivamente dello 0,7 e dello 0,4% nel 2020 e l’anno prossimo. C’è bisogno di lavoro, e di risposte da parte di chi è al comando del Paese.

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