in

La tortura (di Stato) del tampone. Ecco perchè quelli salivari non si possono usare per il Green Pass

Vi siete chiesti come mai tra le alternative per ottenere il Green Pass non rientri quella del ricorso al tampone salivare? Vaccino o tampone, rigorosamente nasale, e puoi ottenere una carta che ti dà il diritto, la legittimità per assurdo, di girare liberamente. È un assurdità se consideriamo oltretutto che il vaccino è gratis e che non è lo stesso per il tampone. È ancor più incomprensibile se consideriamo che anche un vaccinato, munito di Green Pass, può contagiarsi e a sua volta contagiare un non vaccinato.

Tralasciamo per un attimo tutti questi aspetti. Come mai il tampone salivare non è accettata come opzione valida? Noi una idea ce la siamo fatta. Si potrebbe pensare che il tampone salivare sia meno affidabile degli altri, ma non è così. Come confermato da uno studio di Nature “il test salivare, negletto, dai più considerato un “meglio che niente” si rivela a sorpresa non solo più facile e meno invasivo ma – ed è questa la novità – più sensibile del tampone naso-faringeo. Soprattutto nei soggetti asintomatici e in chi ha una forma lieve di Covid-19”.

Non solo più efficaci e meno invasivi e proprio per questo perfetti per i minori. Come racconta infatti il sito Orizzontescuola.it sono proprio “i tamponi salivari che non spaventano i bambini” che potrebbero far ripartire in sicurezza nelle scuole. (Continua dopo la foto)

In particolare i tamponi salivari Lollipop (Lecca-Lecca) sono quelli che sarebbero più adatti ai bambini. Si tratta di una sorta di Lecca-Lecca che viene inserito all’interno della bocca per qualche decina di secondi, per poi essere inserito nell’apposita piastrina di reazione per la verifica del risultato. Una sistema, certificato CE e regolarmente registrato sul portale dei dispositivi medico diagnostici del Ministero della Salute.


A questo punto, voi direste che questa sia la soluzione ideale, soprattutto all’interno degli ambienti scolastici, ma per lo Stato non è così. Infatti fra i test validi per avere la certificazione non rientrano quelli salivari: “Attualmente, viene spiegato nelle faq sulla Piattaforma nazionale-DGC, tra questi vi sono: il test molecolare e il test antigenico, entrambi effettuati tramite tamponi nasali, orofaringei o nasofaringei che permettono di evidenziare in 30-60 min la presenza di componenti (antigeni) del virus”. (Continua dopo la foto)

Ma non è questa l’unica ragione. Avete notato che nonostante i prezzi – ufficialmente calmierati – i tamponi costano dovunque dai 15 ai 20 euro (e facilmente le farmacie rispondono che non hanno aderito al prezzo calmierato?). I tamponi salivari costerebbero invece solo 3 euro. Quindi a questo punto l’intento del Ministero è chiaro (ma giudicate voi) e sarebbe quello di togliere di mezzo una soluzione poco costosa e per nulla invasiva per spingere tutti, ma soprattutto i minori (le fasce d’età dove si concentrano maggiormente gli effetti collaterali dei vaccini) a vaccinarsi. La regola imposta è quindi vaccino ad ogni costo, anche a costo di torturare i bambini e salassare le loro famiglie.

La richiesta di Italexit, attualmente unico vero partito di opposizione, è quella di garantire i tamponi gratuiti e validi per una settimana invece delle attuali 48 ore.

Cari giudici, adesso tocca a voi rendere giustizia contro il Green Pass

Focolaio di Covid in una casa di riposo: tutti i pazienti erano vaccinati