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La rivoluzione “green” del governo parte da inceneritori e trivelle

Il governo della rivoluzione green, a parole, pronto a guidare il Paese verso una nuova era fatta, innanzitutto, di rispetto dell’ambiente e sostenibilità. Peccato che, all’atto pratico, il Piano di ripresa e resilienza presentato in questi giorni dall’esecutivo Draghi non sembri puntare proprio in questa direzione, pieno zeppo, piuttosto, di regali ai colossi del settore energetico che potranno ora lanciarsi nella realizzazione di impianti nocivi con maggiore facilità.

La rivoluzione "green" del governo  parte da inceneritori e trivelle

Dando un’occhiata al programma, ecco ad esempio saltar fuori tra gli interventi prioritari quelli per “la riconversione delle raffinerie esistenti e nuovi impianti per la produzione di prodotti energetici derivati da fonti rinnovabili”. Il via libera per il progetto Eni “waste to fuel” già avviato a Gela e Marghera. Strategico anche investire nella “cattura, trasporto, utilizzo e stoccaggio di C02”, ovvero proprio il progetto lanciato sempre da Eni a Ravenna e che, come spiegato dal Fatto Quotidiano, permetterà di far lavorare ancora le trivelle nell’Adriatico.

Non mancano poi passaggi come gli articoli 15 e 16, che limitano i poteri delle Regioni del processo di autorizzazione sulle grandi centrali elettriche e rendono più facili i cambiamenti di volumetria e tecnologia negli impianti fotovoltaici, un regalo niente male a Enel. Centrale, nel piano, anche il gasdotto Snam: per portare fuori la Sardegna dal carbone, il governo sembra orientato a rendere strategiche entrambe “le dorsali” della società di San Donato Milanese, nonostante alcuni studi avessero espresso parecchie perplessità in merito.

Infine, sarà accontentata Confindustria che chiedeva da tempo il passaggio alle Regioni, più malleabili, delle competenze sull'”end of wastes”, il processo che permette di riciclare quelli che un tempo erano considerati rifiuti tossici nelle attività industriali. L’inchiesta sui rifiuti conciari di Arezzo che sta mettendo in imbarazzo l’amministrazione di Giani in Toscana, con queste modalità, forse non sarebbe mai venuta a galla.

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