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Emergenza imprese: migliaia a rischio chiusura. Il 30% non ha più liquidità. E il governo?

Uno studio di The European House – Ambrosetti, che oggi inaugura i lavori del 46esimo forum di Villa d’Este a Cernobbio, e ripreso da La Stampa, fotografa un’Italia sull’orlo del baratro. Mentre continuano i proclami del governo, che preso da un’incapacità disarmante non sa più che pesci pigliare, i cittadini non hanno più liquidità per consumare e per vivere e le imprese chiudono di giorno in giorno. Il nostro Paese va verso la terza peggiore contrazione economica dall’Unità a oggi. Numeri che preoccupano e su cui si deve intervenire, subito. La sintesi, spietata, è questa: in calo clamoroso i fatturati delle imprese, in aumento i possibili fallimenti.

Meno 10,8% la flessione del Prodotto interno lordo (Pil) prevista per il 2020, assumendo che non vi siano altri lockdown. Spiega Fabrizio Goria su La Stampa: “L’Italia si conferma come uno dei Paesi più colpiti dalla recessione, che è anche il frutto di un ventennio in apnea per il Paese. Come sottolinea l’analisi prodotta dall’Ambrosetti, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2019, “il tasso di crescita medio italiano è stato pari a 0,4%: un quarto del tasso medio europeo”. Un altro dato che ci dovrebbe far riflettere quando qualcuno sbandiera l’utilità dell’Ue e dell’Euro. Gli altri fanno affari e crescono, noi no. Per questo è bene andarsene il prima possibile e liberarsi di questa zavorra che ci tiene bloccati.

Anche a inizio anno, prima dell’esplosione della pandemia, l’Italia era attesa (per il terzo anno consecutivo) alla crescita più contenuta in Europa. Il governo nazionale e l’Ue quindi non hanno alibi. Il tasso di crescita era stimato a 0,3 per cento. “Un contesto già difficile che è peggiorato con l’arrivo del nuovo coronavirus. Se confermata la tendenza attuale, i fatturati si ridurrebbero in una forbice compresa fra -6% nello scenario ottimistico e -29% in quello pessimistico, spiega l’Ambrosetti. Per ora si prevede una riduzione compresa nella forchetta più bassa dell’intervallo, tra lo scenario di base e quello più negativo”.

Cosa vuol dire? Che le imprese passerebbe da un fatturato complessivo di quasi 2.900 miliardi di euro registrati nel 2019 a poco più di 2.250 miliardi a fine anno. Tuttavia, non preoccupa solo il Pil. “In aumento, secondo l’Ambrosetti, c’è l’indice di Gini sulla distribuzione dei redditi, che misura le disuguaglianze economiche. Nel 2017, ultimo dato disponibile, era a quota 35,9 punti, il valore massimo dal 1998 e il più elevato nel confronto con i principali Paesi europei. Un fenomeno che potrebbe acuirsi a causa delle difficoltà delle compagnie”.

Infine, gli analisti di Ambrosetti stimano che il 30% delle imprese italiane sia esposto ad un rischio di liquidità. E il 17% rischia il default. E potrebbe arrivare una ulteriore tegola. “Il margine operativo lordo potrebbe essere negativo a fine anno, considerando lo scenario più buio, per la metà delle aziende intervistate”.

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