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Il pallone bucato e il piano dei potenti coperto dal Covid

di Gianluigi Paragone.

Ci volevano le polemiche sulla Superlega pallonara per capire che i più (pre)potenti vogliono schiacciare ogni regola? Ci voleva la solita metafora calcistica per proiettare sulla società le dinamiche che già governano il restante mondo? Forse sì. Quindi vale la pena di ricordarci lo schema di gioco per capire cosa sta accadendo.


Partiamo da un punto: il pallone è bucato ma non importa, anzi forse è pure meglio così l’ipnosi riesce meglio. Prendete un mondo indebitato (le squadre di calcio interessate al progetto lo sono), caricate sul brand un valore dopato e chiedete altri soldi per non fermare il gioco, con la garanzia di una banca d’affari che fa parte del sistema (in questo caso Jp Morgan). La crisi finanziaria di inizio secolo è stata esattamente questo: grandi colossi troppo grandi per fallire vengono salvati per non far crollare tutto l’edificio; saltano solo pochissimi, quelli che proprio era impossibile sanare e che servivano per dare un segnale.


Le tossine di quella crisi, i veleni di quei prodotti finanziari sono ancora in giro, anzi sono persino peggiorati. E la mole di indebitamento di questo ultimo anno pandemico è una luce rossa che lampeggia sui cruscotti globali. Eppure le banche d’affari, le multinazionali, gli over the top (Amazon, Facebook, Google…) comandano come SuperStati senza il fastidio di avere delle Costituzioni o delle democrazie con cui fare i conti. Ci avevano provato a smantellarle con i consensi di politici e governi a taglia unica, in buona parte ci sono anche riusciti (in Italia abbiamo il monocameralismo di fatto, senza che nessuno batta più un colpo); ora però possono tranquillamente costruire un loro grande sistema, una SuperLega globalista, perché il Covid è il Bing Bang che smonta e rimonta.


Nella SuperLega pallonara i presidenti di squadre indebitate fino al collo dicono che il crollo causato dal Covid necessiti di uno shock e questo loro patto ultranazionale lo è: nuova rinegoziazione dei debiti, nuovi prestiti (non è un caso che ci sia appunto una banca d’affari a prestarsi come garante), nuovi diritti e soprattutto zero considerazione per le vecchie regole e per i tifosi che passano da dodicesimo uomo in campo a profilo, utente, consumatore. E’ l’upgrande di un gioco costantemente al rialzo. Lo stesso maledetto gioco dove più ci si alza di livello e meno attori comandano.


Uno schema consolidato. E’ quel che già accade nel mondo bancario: da risparmiatore a indebitato costante. E’ quel che accade nel mondo del lavoro: da lavoratore a occupato, magari in smart working passaggio intermedio prima della definitiva fase dove robot, automazione e algoritmo diventeranno l’altra squadra da battere se vuoi difendere un contratto e un salario. (Continua dopo la foto)


Colpa del Covid, dicevamo, che ha accelerato ciò che era stato preparato con dovizia. E chi critica passa per complottista, per negazionista, per uno stupido cui tappare la bocca. Magari chiudendo canali e pagine social. L’angoscia, lo stress e la paura che il Covid ha generato non consente variazioni al tema, riflessioni, pensieri diversi; persino Big Pharma diventa un Santuario intoccabile, una indiscutibile Verità in difesa della quale non è tollerata alcuna eresia. La sperimentazione diventa certezza per la gioia delle Borse; i bilanci in rosso un ricordo coperto da governi in crisi di soluzione.


Volevamo un mondo nuovo? Ce lo hanno costruito. E ci stanno convincendo che sia migliore, moderno e persino più libero dalle regole. Quando si vive in una ipnosi è così. Ma la verità è che il pallone è bucato.

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