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I contadini difendono l’Ambiente. La Ue le multinazionali

Pubblicato il 12/07/2023 10:22

Di Gianluigi Paragone – Negazionisti e anti-ambientalisti: nel delirio della battaglia, i Buoni sono andati decisamente fuoripista finendo addirittura con l’accusare i contadini che in Olanda sono scesi in piazza; anche loro sono ostili all’ambiente e alla natura. La questione è semplice: nel paese famoso per i fiori (tulipani in testa) e per gli allevamenti di mucche, allevatori e contadini appunto hanno messo in piedi un movimento politico che è in testa nei sondaggi nonostante stia bloccando il paese con i trattori, mezzo proprio di chi nei campi ci lavora dalla mattina alla sera. Ma siccome i signori delle auto blu di Bruxelles, capitanati da un olandese burocrate di nome Frans Timmermans, stanno sovvertendo il senso della Natura aprendo la strada alla carne sintetica e di conseguenza ai cibi sintetici, i contadini si sono arrabbiati. E non solo gli unici. In Europa e ovviamente anche in Italia, la gente comune si sta domandando se dietro queste rivoluzioni cosiddette “green” non ci siano i grandi interessi delle multinazionali. Una cosa è certa: sul cibo, la signora Ursula Von Del Leyen ha presentato i programmi per il benessere degli europei assieme a Bill Gates, primo latifondista americano molto interessato al business del cibo sintetico. Ovviamente lo fanno sempre per la nostra salute, dicono loro. Non la pensano così gli agricoltori e gli allevatori, anche quelli italiani che sulla salvaguardia del prodotto e dell’eccellenza hanno fatto un valore di identità e di alta qualità. A differenza del “bio” che arriva dai mercati esteri dove le maglie dei controlli sono assai larghe. 

Sto seguendo con grande interesse le azioni della Coldiretti apprezzando il lungo lavoro in difesa non solo – com’è ovvio – dei suoi associati ma anche di chi consuma i prodotti italiani. Per questo se il segretario generale Gesmundo alza la voce contro il cibo sintetico (<La filiera del biologico italiano va tutelata con un marchio tricolore normato in sede nazionale e comunitaria>) e punta l’indice <contro il grande capitale finanziario internazionale, soprattutto quello che ha radici nella Silicon Valley, e i suoi rapporti ambigui con Big Pharma>, faremmo bene ad ascoltarlo con grande attenzione.

Non è un mistero che i profitti enormi capitalizzati in pandemia si stanno orientando verso i mercati del food. In Danimarca stanno costruendo un bio-reattore per la produzione di latte artificiale che dovrebbe essere in grado di produrre latte per l’intera Europa. Lo stesso stanno facendo in Olanda. L’idea di fondo è rifornire l’intera industria casearia europea: latte per tutti, senza neanche una mucca. Questa cosa è green? È in linea con la Natura e le sue leggi? Non mi pare. Ne ho parlato parecchio nel mio ultimo libro “Moderno sarà lei”.

Rompere il delirio normativo di Bruxelles non significa negare le criticità che l’uomo ha creato negli equilibri ambientali, significa piuttosto non fare l’ennesimo grande regalo al grande capitale finanziario. 

Su questo aspetto persino nell’ultimo numero la rivista Energia, diretta dal prodiano Alberto Clò, è dura.  “Un aspetto determinante sul futuro energetico del nostro Paese sarà dato dall’implementazione della direttiva «case green» recentemente proposta dal Parlamento europeo e che prevede per gli edifici residenziali il raggiungimento della classe energetica E entro il 2030 e D entro il 2033, con la possibilità di dimezzare i consumi energetici. Secondo lo studio dei ricercatori RSE Marco Borgarello, Lorenzo Croci, Francesca Talamo, Ennio Brugnetti, Francesco D’Oria, Stefano Sabbatini, la quota oggetto di potenziale riqualificazione potrebbe ammontare (al netto di quelli esentati) a 8,8 milioni di edifici, pari a circa 18,8 milioni di abitazioni, con un impegno a carico delle famiglie, cumulato al 2030, di circa 200 miliardi di euro a prezzi correnti per l’obiettivo di minima (classe E) e un onere doppio per l’obiettivo D, compreso tra 365 e 420 miliardi di euro, a seconda delle variabili assunte. Ogni famiglia dovrebbe sostenere un costo di circa 22.000 euro per l’obiettivo di massima. Un onere gravoso per le famiglie meno abbienti, che abitano case meno efficienti, cui lo Stato dovrebbe contribuire in misura rilevante”.

Per non dire di tutti gli squilibri che le visioni “eco” comportano sul piano energetico o sull’approvvigionamento delle batterie e dei minerali necessari per la loro produzione. Tutti negazionisti?