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Gli Usa riabilitano De Donno: “La sua cura anti-Covid funzionava”. Ma l’Italia l’ha ignorata

Pubblicato il 01/04/2022 09:51 - Aggiornato il 07/12/2022 17:59

Si era parlato di lui come di un ciarlatano, di uno stregone. Ora, invece, la figura del medico Giuseppe De Donno sta andando incontro a una riabilitazione a tutti gli effetti, con il Dipartimento della Difesa americana che ha riconosciuto l’importanza delle cure da lui proposte. Un parere condiviso anche dai National Institutes of Healt (Nih), agenzia governativa che si occupa di ricerca in ambito sanitario. L’ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova aveva avuto l’intuizione di utilizzare il sangue “convalescente”, di pazienti in via di guarigione, per trattare i malati di Covid.

De Donno si è tolto la vita la scorsa estate, senza la soddisfazione di veder riconosciuto il proprio lavoro, come invece accaduto oggi con il benestare degli studi provenienti dagli Stati Uniti. Il medico sosteneva di essere riuscito a curare il 90% dei pazienti trattati grazie alle sue intuizioni, ma era stato vittima di violenti attacchi mediatici, in un’Italia in cui il vaccino era (ed è tutt’ora) l’unico strumento possibile da impiegare contro il Covid, guai chi si azzarda a mettere in discussione questo passaggio. Con sommo beneficio, ovviamente, delle aziende farmaceutiche, ancora impegnate a contare incassi miliardari.

Come ricordato da Patrizia Floder Reitter sulle pagine della Verità, De Donno aveva spiegato nel 2020: “La terapia funziona e costa pochissimo. E io sono un medico di campagna, non un azionista di Big Pharma”. Lo studio americano, fresco di pubblicazione sul The New England Journal of Medicine, è arrivato alla conclusione che “tra i partecipanti, pazienti affetti da Covid-19, la maggior parte dei quali non vaccinati, la somministrazione di plasma convalescente entro 9 giorni dall’insorgere dei sintomi ha ridotto il rischio di progressione della malattia che porta al ricovero in ospedale”.

Inoltre, sempre secondo la ricerca, al contrario dei monoclonali che sono costosi da produrre e richiedono tempo, il plasma “non ha limiti di brevetto ed è relativamente poco costoso, perché molti singoli donatori possono fornire più unità”. De Donno aveva sperato che l’Aifa approvasse ufficialmente la cura a base di trasfusioni di plasma, ricevendo una grandissima delusione dopo il rifiuto. Il medico si era tolto la vita il 27 luglio 2021.

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