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Due metri di distanza (senza evidenze scientifiche), come condannano le categorie e le risposte dei ristoratori

Siamo alle solite. Non ci sono evidenze scientifiche, ma anche se ci fossero, riaprire i locali della ristorazione rispettando la distanza di due metri, non sarebbe per gli esercenti minimamente possibile.

Bar e ristoranti rischiano di dover nuovamente mettere mano ai propri locali per adeguarli -andando ad investire nuovamente del denaro che con molta probabilità non sarà nemmeno risarcito- ancora una volta a quelle che sembrerebbero essere le nuove regole imposte. L’Istituto Superiore di Sanità ha infatti indicato nel nuovo Rapporto Covid che il metro di distanza per difendersi dalle varianti non è sufficiente, pertanto sarebbe opportuno raddoppiarlo.

Il che significa -in parole povere- dimezzare ulteriormente lo spazio per i clienti: meno coperti, meno entrate, meno entrate, meno guadagno per sopravvivere. Guadagno che, nei casi più fortunati, è già diminuito drasticamente, nei casi che non lo sono, è inesistente e ha portato alla morte l’attività. Ricordiamo che “il settore, a causa delle restrizioni e del crollo del turismo, ha perso 11 miliardi di fatturato soltanto nell’ultimo trimestre del 2020, 250 mila posti di lavoro in un anno e 13 mila attività, tra bar e ristoranti, che hanno dovuto chiudere”.

E le Spese? Quelle no, di quelle non si parla, ovviamente quelle non verranno dimezzate, conosciamo fin troppo bene la filastrocca del governo.

Ma come si fa anche solo a pensare, di poter invitare i proprietari delle attività a mantenere i due metri di distanza tra un tavolo e l’altro? E poi perfino loro riconoscono di “sparare cose caso”, si legge infatti nel Rapporto: “Non vi sono evidenze scientifiche che dimostrino la necessità di un incremento della distanza di sicurezza a seguito della comparsa delle nuove varianti virali; tuttavia, si ritiene che un metro rimanga la distanza minima da adottare e che sarebbe opportuno aumentare il distanziamento fisico fino a due metri… Soprattutto laddove viene rimossa la protezione respiratoria”.

Ovviamente e giustamente, alle “raccomandazioni degli scienziati” sono seguite le reazioni di rabbia delle categorie. Con una nota Fipe sottolinea: “La distanza di due metri, come sottolineano le stesse autorità sanitarie, non ha basi scientifiche, ma anziché mortificare le speranze di ripresa di una vita normale di italiani e ristoratori, si concentrassero su come accelerare la campagna vaccinale, siamo esasperati e siamo al terzo mese senza ristori con il 90% dei locali chiusi, non si uccide così un comparto da un milione di lavoratori.” Anche Paolo Bianchini, presidente dell’Associazione Mio Italia (Movimento Imprese Ospitalità), risponde: ” Come si fa ad andare avanti così? Non è più sostenibile, ad un certo punto il gioco non vale la candela”.

Alessandro Marano titolare della famosa Osteria Spartaco a Roma, alla notizia delle indicazioni dell’ Iss, dichiara: “Una follia i 2 metri di distanza tra un tavolo e l’altro: il mio locale è già sceso da 200 a 100 posti, dovrebbe calare a 50: ma così diventa difficile andare avanti… Non si può andare avanti così, chiederci questo significa condannarci alla chiusura”.

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