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Di Maio “pensiona” Crimi: è partita la caccia alla guida del Movimento 5S

Un Luigi Di Maio determinato e battagliero, quello che si è presentato negli studi di La7 ospite di Giovanni Floris a DiMartedì. Magari non particolarmente convincente quando ha indossato i panni del difensore del governo. Molto più efficace, invece, al momento di far capire a tutti le sue prossime mire sulla leadership del Movimento Cinque Stelle, alla quale il ministro degli Esteri punta ormai da tempo. Al punto da scaricare in diretta e senza troppi complimenti l’attuale reggente Vito Crimi, auspicandone la rapida sostituzione con una figura di maggior risalto. La sua, ovvio sottinteso.

Di Maio ha risposto per mezz’ora alle domande che gli sono state rivolte da Luciano Fontana del Corriere della Sera, Massimo Giannini de La Stampa e Pietro Senaldi di Libero. Gonfiando il petto, senza particolare convinzione, al momento di rivendicare i risultati del Recovery Fund: “Abbiamo vinto la trattativa e siamo il primo Paese per fondi ottenuti”. Meglio non entrare nel merito di quanti, al netto delle spese che l’Italia sostiene annualmente a favore dell’Unione, e soprattutto delle folli tempistiche di un piano totalmente inadatto a rispondere alla crisi. Ma tant’è. Di Maio è poi entrato nel vivo della polemica politica, scaricando ovviamente altrove le responsabilità per la Caporetto annunciata alle prossime Regionali.

“Sono stato il primo a dire che le Regionali andavano gestite diversamente” è stata la presa di posizione di Di Maio una volta incalzato sul papocchio combinato da Pd e M5S in giro per il Paese, con attriti esplosi di colpo e che hanno reso impossibile le alleanze sui vari territori. E ancora: “Se non lavoriamo coordinando un’azione a livello nazionale, è logico che ci troviamo a discutere negli ultimi giorni se sostenere o meno il candidato del Pd”. Poi l’argomento più caldo, il futuro del partito. Che non potrà prescindere da un ruolo chiave dell’attuale ministro degli Esteri.

“Il mio ruolo nelle prossime settimane, oltre a fare il ministro, è mettere fretta al M5S che non può aspettare. Deve darsi un’organizzazione, una leadership forte, non per forza un leader forte. Ma il Movimento non può permettersi défaillance”. La parentesi Crimi, insomma, va chiusa il prima possibile. Al suo posto serve una personalità che magari non infiamma le folle come Di Battista, ma che sia in grado di dare al partito un’organizzazione più nitida, mettendolo al riparo da colpi di testa e figure barbine. Di Maio, insomma, sempre più lanciato verso la conquista di quello che in una volta era un movimento di piazza schiumante rabbia e ora è invece triste alleato della casta da abbattere. Una guida come lui, in effetti, in questo contesto non stonerebbe affatto.

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