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La povertà delle famiglie italiane dal 2005 al 2021: dati horror. Cosa dicono i numeri

L’Ista ha pubblicato il consueto aggiornamento sui numeri relativi alla povertà assoluta in Italia. E i dati continuano ad allarmare perché peggiorano di volta in volta. Dal 2005 ad oggi il tracollo della situazione è vertiginoso. La statistica, che viene elaborata a partire appunto dal 2005, tiene conto del potere di acquisto delle famiglie italiane. Come spiega lantidiplomantico.it che ha ripreso i dati, “al di sotto di una determinata capacità di acquisto, tarata su un paniere che include generi di prima necessità (cibo, indumenti, affitto della casa, spese sanitarie, trasporti, bollette per le utenze), e tenendo conto dei prezzi medi delle diverse zone geografiche e dei carichi familiari, la condizione di un individuo e/o di un nucleo familiare viene qualificata come ‘di povertà assoluta’. Per l’ennesimo anno, abbiamo a che fare con numeri impietosi”. Quali? (Continua a leggere dopo la foto)

Ad oggi, in Italia ci sono “5,6 milioni di persone in povertà assoluta. Dal 2006 al 2020, il numero di famiglie italiane che si trovano al di sotto di questa soglia è passato da 789 mila ad oltre 2 milioni. Stiamo parlando di una tendenza allarmante anche alla luce dell’apprezzabile progresso tecnologico avvenuto negli ultimi anni: combinato ad una sostanziale stagnazione della popolazione, ciò avrebbe dovuto provocare un risultato opposto, assicurando un miglioramento degli standard di vita per tutti. La lezione che ne traiamo, quindi, è che pochi privilegiati si sono appropriati dei benefici derivanti dagli avanzamenti della tecnologia, mentre la maggior parte della popolazione non ha raccolto neanche le briciole di questo progresso”. (Continua a leggere dopo la foto)

Spiega il quotidiano analizzando i dati Istat: “Nell’ultimo anno, complici gli effetti devastanti della pandemia sui redditi e sull’occupazione, assistiamo infine ad un vero e proprio balzo della povertà assoluta, con un incremento di quasi 400 mila famiglie in condizioni di indigenza. Si tratta di un dato che marca un’involuzione storica enorme e allarmante. Eppure, i toni usati dalla stampa padronale per riportare la notizia sono piuttosto distaccati ed asettici, puntando il dito sugli effetti negativi della crisi da Covid e sulle penose conseguenze dovute alla duplice crisi del 2008 e del 2020-21”. (Continua a leggere dopo la foto)

C’è stato un aumento del 150% del numero di famiglie povere dal 2006 al 2020 e, analizzando il dato nella fase pre-Covid, del 130% dal 2006 al 2018 in soli 12 anni. “Attribuire quindi il vertiginoso aumento della povertà al semplice combinato delle due crisi del 2008 e del 2020 è una chiara operazione ingannevole che serve solo a coprire la responsabilità di chi tiene le redini della politica economica. I genitori legittimi dell’aumento della povertà sono invece sempre loro, il liberismo economico e l’austerità di bilancio, due dei cardini del processo di integrazione europea, gli stessi imputati responsabili di quella stagnazione che attanaglia il nostro sistema produttivo da ben prima del 2008. Quegli stessi imputati che, malgrado le disastrose conseguenze economiche della pandemia, continuano ad essere oggi protagonisti della gestione delle politiche economiche nonostante gli improbabili racconti di una stagione – inesistente – di nuovo interventismo pubblico a suon di spiccioli europei”.

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