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Guai per il ministro Cingolani, la dura accusa di Libero

Pubblicato il 01/02/2022 12:47 - Aggiornato il 07/12/2022 18:14

Si chiede oggi Libero in un articolo a firma di Tobia De Stefano: “È normale che un ministro della Repubblica autorizzi una nota multinazionale a continuare le sue attività ‘controverse’, quando dieci giorni prima di essere chiamato al governo da manager di un’azienda privata, aveva chiuso un accordo con quella stessa multinazionale?”. E così questo articolo fa alzare sul ministro Roberto Cingolani l’ombra di un possibile conflitto d’interessi. L’interrogativo diventa ancora più interessante quando l’autore del pezzo entra nei particolari della vicenda e analizza alcuni dettagli. Scrive De Stefano: “Teniamo bene a mente le date. La prima: 2 febbraio del 2021. Leonardo, l’azienda di Stato che annovera tra i suoi dirigenti lo stesso scienziato con la carica di Chief Tecnology & Innovation Officer chiude un accordo con la multinazionale belga Solvay per la creazione di un laboratorio di ricerca congiunto dedicato allo sviluppo di materiali termoplastici e di nuovi processi di produzione, fondamentali per l’industria aerospaziale”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ricostruisce ancora Libero: “Seconda data: appena 11 giorni dopo, siamo al 13 febbraio del 2021. Lo stesso Cingolani viene nominato ministro per la Transizione Ecologica del governo Draghi, un ministero chiave, quello chiamato a decidere sulla svolta verde che condizionerà il futuro del Paese da qui ai prossimi 30 anni. Terza data: meno di una anno dopo, arriviamo al 20 gennaio del 2022. Cingolani ministro firma un decreto con il quale rinnova l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’esercizio dell’impianto chimico della Solvay di cui sopra nello stabilimento di Rosignano Marittimo (Livorno)”. (Continua a leggere dopo la foto)

Non si tratta di un’autorizzazione qualsiasi, ma di una delle più dibattute. Perché “il colosso belga della chimica produce soda e sversa i residui a mare. Da tempo è accusato di inquinare il territorio dove produce, anche perché come si legge nei documenti assembleari ‘negli ultimi tre anni ha sversato a mare 688 mila tonnellate di solidi sospesi e 88,7 tonnellate di metalli pesanti, dal mercurio al cromo fino al nichel’. Tant’è che nella precedente Aia venivano evidenziate tutta una serie di problematicità e di interventi da effettuare che nella nuova versione (quella dal 2022) sono scomparsi”. (Continua a leggere dopo la foto)

Altro particolare evidenziato da Libero: “L’autorizzazione accordata nel 2015 sarebbe scaduta nel 2027 e non si capisce il motivo per il quale il ministero si è premurato di rinnovarla 5 anni prima per estenderla al 2034. Curioso sia successo proprio nell’imminenza delle elezioni per il Colle che avrebbero potuto terremotare il governo. Questi i fatti. Ora per capire meglio la portata di quello che è successo basta andare indietro di qualche giorno e leggersi il rapporto del Relatore Speciale delle Nazioni Unite Marcos A. Orellana, il quale ha visitato alcuni siti produttivi preoccupato per le implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi”. Cingolani viene quindi chiamato dal quotidiano a fare chiarezza.

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