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“Chi ha avuto il Covid resta immune a vita”: la scoperta Usa che stravolge la lotta al virus

Mentre il governo italiano continua a insistere con l’obbligo di vaccinazione, ignorando l’esempio del Regno Unito che è riuscito a tornare alla normalità senza imposizioni, ecco arrivare una scoperta che potrebbe rivoluzionare la lotta al Covid-19. Uno studio della Washington University di St. Louis, nel Missouri, ha infatti individuato un tipo di cellule immunitarie presenti nel midollo osseo dei pazienti guariti dal virus, presenti anche oltre 11 mesi dopo la guarigione.

"Chi ha avuto il Covid resta immune a vita": la scoperta Usa che stravolge la lotta al virus

Stando allo studio, pubblicato sulla rivista Nature e sul motore di ricerca scientifico PubMed, chi ha contratto il Covid-19 sarebbe dunque immune alla malattia per molto più tempo di quanto si pensa attualmente. Se i dati fossero confermati, si potrebbe dunque accelerare di parecchio il processo che sta portando gli Stati di tutto il mondo a lasciarsi alle spalle la pandemia.

Secondo i ricercatori statunitensi, gli anticorpi contro il Covid-19 tendono sì a diminuire col passare del tempo, ma sopravvivono molto più a lungo di quanto. Questo grazie alla presenza di alcune cellule collocate nel midollo osseo. Nei 77 pazienti oggetto dello studio, che avevano sviluppato una forma lieve di Covid, in 18 hanno fornito anche un campione del proprio midollo che ha permesso di individuare queste cosiddette “plasmacellule” a lunga sopravvivenza. Nel caso delle persone analizzate gli Igg erano presenti anche dopo gli 11 mesi a fronte di una diminuzione nel tempo del valore degli anticorpi tradizionali.

“Le persone che si riprendono da un lieve Covid-19 hanno cellule del midollo osseo che possono sfornare anticorpi per decenni, anche se le varianti virali potrebbero smorzare parte della protezione che offrono” si legge sulla rivista Nature. Nei 77 soggetti analizzati, gli anticorpi Sars-CoV-2 sono crollati nei 4 mesi successivi all’infezione, ma dopo poco questo declino è rallentato e dopo gli 11 mesi dall’infezione i ricercatori potevano ancora rilevare gli anticorpi che riconoscevano la proteina spike della Sars-CoV-2.

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