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Caro Beppe, forza Roma! Monica Lozzi risponde al leader dei 5 Stelle

di Monica Lozzi.

Caro Beppe,

per me che da cittadina romana ho trascorso molti week end in compagnia di altri volontari per prenderci cura del nostro metro quadrato (ti ricordi, Beppe, cos’è il nostro metro quadro?), sentirsi apostrofare come “gente di fogna” in un articolo pubblicato sul tuo blog ha fatto molto male. E ha fatto male che sia stata ripresa e riportata l’idea che a Roma siano tutti incivili, maleducati ed ingrati.

Senza dubbio ci sono alcune persone che non hanno a cuore la nostra bella Roma, ma molti altri riuniti in gruppi di volontariato ed associazioni hanno davvero tenuto in piedi questa città, impedendole di affondare, anche ora. Chi non l’ha ancora capito, è meglio che di Roma non parli proprio.

Roma è una città ferita, abbandonata, usata come merce di scambio e mai trattata col rispetto che merita la Capitale d’Italia. I suoi cittadini sono stanchi dei tanti proclami che non portano a nulla e, soprattutto, sono stanchi di essere additati come responsabili del fallimento ogni qualvolta si debba giustificare l’operato del politico di turno. Questo stile comunicativo basato sul vittimismo e l’insulto che fa sembrare la propria una missione solitaria contro tutto e tutti è alquanto fuori luogo. In realtà nessuno è mai stato lasciato solo.

All’inizio di questa avventura il Movimento poteva contare su un esercito di oltre 300 persone tra eletti e nominati nei Municipi e in Comune, pronti a darsi una mano e a sostenersi sempre, anche perché soli non si va da nessuna parte. A Roma riesce solo chi gioca in squadra. Ma si è deciso di continuare con la solita solfa della “Fragile Donna” sola al comando: in realtà in politica si sente solo chi vuole essere lasciato solo.

Penso sia davvero arrivata l’ora di crescere. Avere responsabilità di governo significa anche prendere coscienza di sé, del proprio lavoro e, quando è il caso, saper dire “ho sbagliato”. Invece in molte situazioni si continua a dare la colpa al destino, agli elettori che non capiscono, agli incivili, alla burocrazia (contro la quale non abbiamo neanche provato a combattere).

Tempo ce n’è stato per dare una sterzata alla macchina impazzita, e in alcuni casi questa sterzata c’è stata. Ma in molti altri ambiti, si è fatto poco o nulla, e di questo i Romani non hanno alcuna colpa. Quindi Beppe prima di parlare di Roma e dei suoi cittadini ti invito a riflettere e al momento a chiedere scusa.

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