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Caos Green Pass, ennesimo flop del governo! Esplodono le domande ai medici che si rifiutano di rlasciarlo

Sembra una barzelletta dalla risata dolceamara, ma non lo è. Come al solito non sono capaci nemmeno di portare avanti le misure di cui loro stessi sono stati promotori accaniti. Prima sollevano un polverone, sono pronti a difendere senza badare ad alcuna logica quello che ritengono essere la via da perseguire (calpestando diritti costituzionali), però poi all’atto pratico rimangono vittime delle loro stesse battaglie. Insomma, un po’ come farsi lo sgambetto da soli.

“L’agognato Green pass” considerato da alcuni come “indispensabile salvacondotto che apre le porte a viaggi, vacanze, concerti, eventi sportivi”, scrive tra le sue righe La Repubblica (poiché hanno fatto credere, i signori al governo, che questo pezzo di carta potesse essere la chiave per aprire magicamente tutte le porte). Dicevamo, o meglio spiegava il quotidiano: “L’agognato Green pass è un’araba fenice, tutti lo vogliono, tutti cercano chi lo rilascia”, ma “semplicemente non esiste”.

“È (per così dire) entrato in vigore in Italia dal 26 aprile, ma non esiste. Non c’è alcun documento digitale o cartaceo, nessun passaporto vaccinale da scaricare o da richiedere”. Con l’ultimo decreto legge firmato dal premier Draghi veniva previsto l’utilizzo di un pass con il quale consentire gli “spostamenti in Italia anche da e per regioni rosse o arancioni a chi è vaccinato con doppia dose o è guarito dal Covid (in entrambi i casi da non più di sei mesi) o a chi ha un tampone negativo effettuato da non più di 48 ore”.

Nel dubbio e nell’incertezza su come ottenere questo agognato certificato sono esplose le domande ai medici di famiglia. Ma anche rivolgendosi a loro la questione rimane aperta. Dopo infatti la bocciatura del Garante della privacy sul Green Pass, “i medici hanno deciso di non rilasciare ai propri assistiti i certificati”.

Renzo Le Pera, vicesegretario nazionale della Fimmg, spiega: “Il Garante della privacy ha fatto dei rilievi precisi al decreto giudicando illegittimo un certificato di questo genere. E, d’altra parte non vedo perché dovremmo essere noi a prenderci responsabilità che non ci competono. Io posso rilasciare un certificato di avvenuta vaccinazione se io somministro il vaccino, ma se lo fa una struttura pubblica è lì che viene rilasciata la documentazione che attesta data, dose e tipo di vaccino. Così, per chi ha avuto il Covid: tocca al Dipartimento di salute pubblica rilasciare al paziente la comunicazione di uscita dall’isolamento dopo la guarigione. E quello fa fede. Trovo folle chiedere a noi medici di famiglia di rilasciare certificazioni che non esistono”.

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